Questa pianta si ricopre di insetti morti per difendersi dagli erbivori


Una strategia piuttosto macabra ma efficace.

1438246657276826.jpg


E` una strategia efficace ma sicuramente macabra. L’aquilegia serpeggiante, una bella pianta delle regioni occidentali delle coste californiane, non attacca o si difende dai propri nemici in maniera diretta ma inviando un segnale chimico che attrae gli insetti che le gironzolano attorno intrappolandoli poi sulle sue superfici appiccicose, foglie e appendici ricoperti di strati di barbigi che ricordano tanti capelli. Gli insetti che si avvicinano, chiamati dai biologi “turisti” vengono fatti prigionieri e in seguito muoiono.

Il risultato è che l’aquilegia si ricopre di uno strato di cadaveri, più propriamente definiti carogne, che attirano ragni e insetti carnivori e che senza saperlo proteggono la pianta attaccando gli erbivori che altrimenti la danneggerebbero. Questa strategia descritta nell’ultimo numero di Ecology è il primo meccanismo di difesa indiretto di questo genere mai osservato, nonostante i ricercatori che l’hanno scoperto credano che possa essere piuttosto comune.

Questa strategia viene definita come “fare provviste di carogne. ”

“Gli artropodi predatori possono attingere a queste carogne saltuariamente o stabilirsi nei pressi delle piante che garantiscono così una fonte di cibo su cui fare affidamento”, scrivono i ricercatori della UC Davis, “i predatori a quel punto possono respingere (conseguenza senza consumo) o uccidere (conseguenza con consumo) gli erbivori che si avvicinano”.

Il team di biologi dell”UCD, guidato da Eric LoPresti, ha condotto due esperimenti sul campo. Uno per stabilire se le aquilegie attraggono gli insetti turisti attraverso qualche sorta di meccanismo chimico, l’altro per determinare se le carogne hanno un effetto benefico. Il primo consisteva nel sistemarne delle foglie sotto una rete adesiva che le nascondesse alla vista, l’idea era che se gli insetti fossero stati attratti, questo avrebbe indicato la presenza di qualche “segnale” che si diffonde attraverso l’aria (sostanzialmente un profumo). Nonostante non fossero visibili le foglie di aquilegia hanno attratto un numero significativamente maggiore di insetti delle foglie di altro tipo usate per effettuare il confronto. Gli insetti non potevano vedere le foglie, ma sapevano dove trovarle.

LoPresti chiama questo segnale il “canto delle sirene” dell’aquilegia.

L’esperimento è stato concepito al momento, LoPresti stava lavorando sul campo ad un altra ricerca che non procedeva bene, quando si è imbattuto in una aquilegia appiccicosa ricoperta di insetti morti e ha avuto un’idea improvvisa. “Avendo con me anche delle piastre di petri, reti di plastica e trappole per insetti”, scrive “ho creato delle piccole strutture con una rete adesiva nella parte superiore e una piastra di petri in quella inferiore ponendovi all’interno, gambi e foglie di aquilegie oppure lasciandole vuote. Analizzando le trappole 24 ore più tardi, ho scoperto che quelle con le parti della pianta avevano catturato più insetti di quelle senza niente (il che dimostra che un numero maggiore di insetti si poggia su questo tipo di trappole). Gli insetti catturati erano piccole mosche, vespe e coleotteri, come quelli che si trovano sulle piante stesse”.

La seconda parte dell’esperimento consisteva nel rimuovere parte delle carogne da alcune delle aquilegie sottoposte ai test e controllare come se la cavavano rispetto alle altre che non alterate. Le piante con poche carogne avevano il 121 percento di probabilità in più di subire danni ai loro organi riproduttivi. Quindi la strategia di adattamento dello specchietto per le allodole mortale è chiaramente vincente.

Nonostante sia la prima pianta osservata a presentare questo tipo di comportamento, è improbabile che la aquilegia sia la sola. Come fanno notare i ricercatori, mentre sono state scoperte tanti meccanismi di difesa basati sull’intrappolare gli insetti “la maggior parte delle piante con questa capacità non sono state esaminate dal punto di vista che caratterizza questa resistenza indiretta”.

Il canto delle sirene è una metafora che viene rievocata spontaneamente, LoPresti ricorda: “ecco come mi figuro il tutto: questi poveri insetti, innocenti navigatori delle correnti d’aria californiane, trovano la morte nelle aquilegie. Sicuramente le aquilegie fanno un buon uso delle carcasse per difendersi, lasciando aperta la questione, su cui sono sicuro gli studiosi di mitologia classica hanno perso notti di sonno: cosa se ne facevano le sirene delle loro collezioni di marinai cadaveri?”.

Fonte

Annunci