La storia incredibile della prima passeggiata nello spazio


A 52 anni di distanza, l’impresa di Alexey Leonov e il suo incredibile sangue freddo restano memorabili.


Il 18 marzo del 1965 è stato un giovedì ordinario per la maggior parte degli abitanti del pianeta Terra. Ma per il cosmonauta trentenne Alexey Leonov, una delle due persone che — coincidenza vuole — in quel momento si trovava fuori dal mondo, è stato un giorno in cui fare la storia e sfidare la morte.

Esattamente 52 anni fa, Leonov e il suo capo missione Pavel Belyayev sono partiti per lo spazio a bordo della navicella sovietica Voskhod (“Sunrise”) 2. Diverse squadre, sia russe che americane, avevano già orbitato intorno alla Terra, per cui la Voskhod 2 avrebbe dovuto spingere i confini del volo spaziale un livello più avanti — includendo nella missione una camminata nello spazio, o EVA (attività extra-veicolare). L’audace missione è stata da allora commemorata in libri, francobolli, omaggi da parte della cultura pop, e un film di prossima uscita.

A circa 90 minuti dal decollo, Leonov si è diretto verso la camera di decompressione gonfiabile Volga della nave, ha legato un cavo da 5,35 metri intorno al suo torace, ha aperto il portellone e si è avventurato fuori nell’ignoto, con solo la sua tuta a proteggerlo. Era la prima volta che un essere umano lasciava la sicurezza di una navicella spaziale per galleggiare senza appigli in orbita. Una cinepresa montata su Volga, che Lenov aveva azionato uscendo, ha catturato il momento straordinario.

Una seconda cinepresa attaccata al petto di Leonov ha avuto meno successo, perché la tuta di Leonov si è gonfiata inaspettatamente in risposta al cambiamento di pressione atmosferica.

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Per questo motivo l’uomo non riusciva a raggiungere il pulsante dell’otturatore sulla sua coscia (anche se questo non ha impedito alle successive interpretazioni artistiche dell’evento di rappresentarlo in un’idealizzata posa da cameraman.)

Leonov, a quanto pare, non si è preoccupato granché della sua tuta spaziale, lasciandosi invece rapire completamente dalla visione perfetta della Terra. Ha definito l’esperienza “come essere un gabbiano con le ali dispiegate, che si staglia in alto, sulla Terra,” nel libro Two Sides of the Moon, scritto insieme all’astronauta americano David Scott, il settimo uomo a mettere piede sulla superficie della Luna.

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“Ho sentito Pasha che mi diceva: ‘È ora di tornare dentro,'” si ricorda Leonov. “Erano già dieci minuti che stavo galleggiando nello spazio. In quel momento la mia mente è tornata per un secondo alla mia infanzia, a mia madre che apre una finestra della casa e mi chiama, mentre io sto giocando in cortile con i miei amici, ‘Lyosha, è ora di tornare dentro.’ Reclutante, ho accettato di dover rimettere piede nella navicella.”

Ma tornare su Voskhod 2 non sarebbe stato così semplice. La tuta gonfia di Leonov era diventata rigida nel corso dei 12 minuti di passeggiata spaziale, ed era troppo larga e rigida per rientrare dal portello.

Capendo che il loro cosmonauta super star era bloccato nello spazio, il controllo della missione sovietica ha interrotto il live-feed, e lo ha sostituito con una riproduzione del Requiem di Mozart. Nel frattempo, Leonov decideva di sgonfiare la sua tuta, aprendo la valvola dell’ossigeno. Per fortuna, è riuscito a strizzarsi dentro al modulo Volga prima di finire l’aria, e prima che il colpo di calore e la nausea da decompressione lo sopraffacessero.

A quel punto, le cose si sono fatte davvero interessanti per l’equipaggio della Voskhod 2.

Dopo aver scaricato la camera di decompressione Volga e essersi preparato per il rientro, Leonov si è accorto che il sistema di guida automatica non funzionava. Con pochi minuti di tempo prima di raggiungere l’atmosfera, Leonov e Belyayev hanno dovuto capire molto in fretta come orientarsi manualmente e calcolare una sequenza di accensione per i retro-motori che permettesse loro di rientrare sani e salvi entro i confini sovietici.

Ci sono riusciti… più o meno. Dopo una discesa estremamente brusca a pressione altissima, la Voskhod 2 è atterrata in territorio sovietico, ma parecchio fuori strada rispetto a quanto previsto e sperato, in una foresta siberiana infestata dai lupi, vicino alla cittadina di Solikamsk, a circa 400 chilometri dal punto pianificato per l’atterraggio.

Leonov si ricorda che Beyayev gli ha chiesto quando sarebbero arrivati, secondo lui, i soccorsi. “Tra tre mesi, forse, ci troveranno con le slitte con cani,” ha scherzato Leonov (uno dei tanti casi di umorismo macabro da astronauta / cosmonauta).

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Riprese della passeggiata nello spazio di Leonov, nel 1965.


Ma fortuna ha voluto che la coppia non dovesse sopportare le temperature freddissime per troppo a lungo. Per quanto abbiano passato una notte senza riscaldamento nascosti nella capsula, sono stati ritrovati da un team di soccorso il giorno seguente. L’equipaggio ha passato una seconda notte in un rifugio dotato di caminetto prima di sciare verso porti sicuri e, da lì, verso anche la fama mondiale. Tristemente, Belyayev ha potuto goderne solo per cinque anni; è morto il gennaio del 1970, di peritonite.

Leonov, che ora ne ha 82, è ancora un fervido sostenitore del volo spaziale e artista di opere di fantascienza. Inizialmente, è stato riconosciuto per aver tagliato un importante traguardo nei viaggi spaziali, ma una volta che è stata raccontata la storia per intero e ha potuto condividere le sue esperienze, il modo in cui è riuscito a sopravvivere ha aggiunto uno strato di interesse agli eventi.

Per usare le parole di Leonov stesso: “Continuo a ripensare alla missione e mi accorgo di errori che avremmo potuto evitare. Poteva essere una tragedia. Era tutto al limite.”

è importante ricordare e celebrare l’ingegno e il sangue freddo di Leonov e Belyayev in corrispondenza del 52esimo anniversario del loro storico traguardo. Oggi, oltre 200 cosmonauti hanno seguito le orme di Leonov nello spazio, compiendo ognuno la propria passeggiata. Ma solo una può essere la prima.

 

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