L’intuito potrebbe essere il nostro superpotere?


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Nel 1911, lo psicologo svizzero Édouard Claparède, dopo essersi messo una puntina tra le dita, ha stretto la mano di una paziente affetta da amnesia, pungendola. Il giorno dopo, la donna non ricordava di averlo incontrato, eppure non voleva stringergli la mano.

Gli scienziati ipotizzano da tempo che la mente umana apprenda molte più informazioni rispetto a quelle di cui siamo coscienti. Anche se ci dimentichiamo di esserci fatti male, il nostro corpo ricorda tutto. Da qualche parte nelle profondità della nostra mente, ne possediamo la conoscenza implicita.

Pensate a cosa potremmo ottenere se riuscissimo a quantificare questo genere di conoscenza. Immaginate se riuscissimo a tracciare le attività cerebrali corrispondenti e, in qualche modo, ad addestrarle. Scoperte simili avrebbero rilevanza in una vasta gamma di discipline. A tal proposito, alcune delle ricerche più affascinanti su come inculcare nelle persone quel genere di ricordi inconsci — che normalmente vengono acquisiti solo con l’esperienza — sono finanziate dai militari degli Stati Uniti. Se riuscissero nel loro intento, potrebbero insegnare alle reclute, non solamente ad intuire uno spillo nascosto tra le dita, ma ad avvertire, ad esempio, la presenza di ordigni esplosivi improvvisati nascosti o di soldati talebani in attesa di tendere agguati. Il radar ha salvato innumerevoli vite nella Seconda Guerra Mondiale. L’intuito umano potrebbe essere il sistema radar non ancora sfruttato sui campi di battaglia moderni.

Nel 2009, Joseph Cohn, un ufficiale della Defense Advanced Research Program Agency (DARPA), ha vinto un finanziamento per perseguire il primo passo di questo progetto: realizzare una mappatura neurale delle intuizioni. Cohn, un capitano della Marina con un dottorato di ricerca in neuroscienze, è stato ispirato dalla storia raccontata da un colonnello dei Marine riguardo un sergente che possedeva un “sesto senso” talmente raffinato che tutti lo volevano nella loro truppa.

“Sembrava sapere sempre se era il caso di ritirarsi, o di sparare, prima ancora che succedesse qualsiasi cosa,” ha ricordato il colonnello, chiedendo dopo a Cohn: “Puoi fare qualcosa di simile dottore? Puoi rendere le persone in grado di farlo?”

“Sembrava sapere sempre se era il caso di ritirarsi, o di sparare, prima ancora che succedesse qualsiasi cosa.”

Cohn ha ascoltato diverse storie del genere — un flusso costante di aneddoti provenienti dall’Iraq e dall’Afghanistan su soldati che chiedevano ad interi convogli di bloccarsi perché avvertivano la presenza di ordigni, oppure che avevano intuizioni simili, poco prima di un’imboscata  — anche se spesso non sapevano dire esattamente cosa desse loro quella convinzione. Cohn si è messo così a studiare la letteratura accademica dedicata all’intuito. Tanto gli psicologi, quanto gli economisti comportamentali e i filosofi hanno esaminato il ruolo che giocano nelle nostre decisioni i giudizi basati sulle intuizioni. Cohn era affascinato dal lavoro di Gary Klein, uno psicologo che, per conto dell’esercito, ha studiato come fanno i vigili del fuoco più esperti a valutare rapidamente le azioni da compiere — anche in mezzo a situazioni che lascerebbero chiunque paralizzato dalla paura.

Il buon senso comune porterebbe a pensare che chi si trova in queste situazioni si mette a soppesare più opzioni per poi sceglierne una, usando la logica. Ma Klein ha scoperto che i comandanti esperti considerano quasi sempre una sola opzione. Nel momento in cui vengono a conoscenza della situazione, hanno già deciso. Un qualcosa del tipo “so cosa sta succedendo qui e, per questo, so cosa devo fare,” secondo Klein. Il ricercatore ha definito questo processo “pattern matching.”

Proprio come il processo di pattern-matching connette una soluzione ad un problema, Klein sosteneva che potesse anche rilevare una serie di variazioni dal punto di vista sensoriale, restituendoci l’intuizione che qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Dopo la sua discussione con il Colonnello, Cohn ricorda di avere avuto un’epifania: se l’intuito esistite veramente, deve esserci un modo per identificarlo in tempo reale. “Se si riuscisse a farlo,” aveva compreso Cohn, allora si sarebbe potuto veramente “capire il modo di addestrarla.”

I giudizi intuitivi, come concordano i ricercatori di tutte le discipline, sono basati su impressioni inconsce e, di solito, sono carichi di emotività. Cohn ha fondato un team per cercare i segnali del cervello che partono dalla corteccia visiva, bypassano le aree del cervello cruciali per il pensiero cosciente razionale, dirigendosi direttamente verso il sistema limbico, la sede delle emozioni.

Per stimolare la produzione di tali segnali, i neuroscienziati dell’Università dell’Oregon hanno mostrato a un gruppo di volontari 150 immagini incomplete di oggetti come sedie e bicchieri impossibili da riconoscere a cui mancavano diverse componenti e 50 immagini composte da pixel generati in maniera casuale. Ai volontari è stato chiesto di indovinare quale delle immagini parziali contenesse un oggetto mentre ne scorrevano due al secondo davanti ai loro occhi.

Il team ha ipotizzato che, se sottoposti a delle informazioni sensoriali limitate, i meccanismi di pattern-matching inconsci del cervello potrebbero discernere la presenza di qualcosa di concreto. Infatti, i partecipanti indovinavano correttamente il 65 per cento delle volte quando le immagini nascondevano un oggetto. Mentre hanno identificato erroneamente la presenza di un oggetto nelle immagini generate in maniera random il 14 per cento delle volte. I ricercatori hanno quindi rilevato le tracce neurali corrispondenti a una corretta supposizione.

In un numero di casi significativo dal punto di vista sperimentale in cui i soggetti intuivano un oggetto correttamente, l’attività cerebrale iniziava a divergere da quella registrata nelle congetture errate 100 millisecondi prima che i volontari apprendessero consciamente che gli era stata presentata una nuova foto. Queste oscillazioni avevano origine nella corteccia visiva e conducevano al sistema limbico. Il cervello, inoltre, generava un secondo modello di oscillazioni più globale, ad una frequenza analoga a quella rilevata quando il cervello connette diverse aree in una nuova rete.

“Ecco quali erano gli indizi delle intuizioni, A: il sistema limbico si attivava, producendo quella sensazione da: ‘Wow, sta succedendo qualcosa,'” dice Cohn. “Ma B: anche altre parti del cervello venivano coinvolte per aiutarci a dare un senso a queste informazioni.”

Nel 2011, Cohn, che all’epoca lavorava presso l’Office of Naval Research, ha vinto 3,85 milioni di dollari per un progetto volto ad addestrare l’intuito. Per guidare il progetto, Cohn ha chiamato Paul Reber, neuroscienziato della Northwestern che ha dedicato la sua carriera a chiarire come funziona l’apprendimento inconscio. Ha studiato cosa accade nel cervello, per esempio, quando costruiamo le nostre esperienze visive inconsce, nei casi in cui i nostri tempi di reazione accelerano in risposta ad un segnale visivo, perché abbiamo appreso inconsciamente un modello e lo stiamo anticipando implicitamente. Quando accade ciò, Reber ha dimostrato che, nella corteccia visiva, la scarica neuronale diventa più raffinata e intensa proprio in una zona del cervello chiamata gangli basali, nota anche per ospitare il genere di memoria motoria che ci consente di andare in bicicletta o suonare la chitarra.

Il vostro intuito sarà accurato solo se la vostra esperienza cumulativa costituisce un campione rappresentativo della realtà.

Ma le intuizioni — la sensazione, ad esempio, che la tua squadra sia in procinto di segnare, o che stia per accadere qualcosa di brutto — non sono sempre corrette. Nel cervello, le connessioni tra gruppi di neuroni sono modellate dalla somma di esperienze cumulative, spiega Reber. Quanto più si è esposti ad un gruppo di stimoli, tanto più è probabile che le zone del cervello che riguardano l’inconscio li riconoscano e rispondano con un’intuizione. Il vostro intuito sarà accurato solo se la vostra esperienza cumulativa costituisce un campione rappresentativo della realtà.

“Se volete ottenere questo strato di apprendimento implicito probabilmente dovete fare qualcosa di simile ad un addestramento,” spiega Reber. Ovvero, “passare attraverso qualche centinaio di scenari.”

Per contribuire a progettare queste esercitazioni, Reber sta collaborando con la Charles River Associates, una società che progetta, spazi “virtuali” realistici per addestrare i marines. Durante i loro studi, sono riusciti a generare “lampi di intuizione,” mostrando a dei soggetti diversi appezzamenti di terreno e chiedendo loro di indovinare quali condividevano tutta una serie di caratteristiche troppo sottili per essere colti dalla mente cosciente. Il passo successivo sarà quello di lavorare su scenari più complessi e realistici.

“Vogliamo vedere se siamo in grado di suscitare gli stessi effetti di intuizione — e che tipo di modifiche e corsi di formazione potremmo progettare per accelerare questo processo,” dice Peter Squire, il responsabile del progetto ONR succeduto a Cohn. “Che si tratti di ordigni improvvisati o della presenza di cecchini o terroristi nascosti, potrebbero esistere una serie di schemi regolari che potrebbero essere individuati per essere interrotti.”

Quei modelli potrebbero essere qualcosa di sottile, come dei cambiamenti di colore o attività per strada irregolari.

Se avranno successo, i risultati non saranno rilevanti solo per i soldati. Questi tipi di metodi potrebbero essere utilizzati anche per formare gli agenti di borsa, gli atleti e tutti gli altri professionisti che lavorano in ambienti frenetici ad alto rischio. Potrebbe anche aiutare tutti noi a capire meglio quando possiamo ignorare quelle misteriose “sensazioni di pancia” che ci spingono sottilmente a compiere certe azioni — e quando, invece, è meglio prestare loro attenzione.


Leggi di più in Body Builders: Inside the Science of the Engineered Human di Adam Piore.

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