Scoperto il ‘Pesce Pusher’, droga i suoi predatori con la morfina


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Il piccolo Meicanthus Grammistes è una sorta di ‘pesce pusher’ perché in grado di difendersi attraverso una sostanza analoga a eroina o morfina.


Conosciamo il pesce palla, il pesce pagliaccio, il pescecane e tante altre forme di vita che popolano i mari, ma sicuramente in pochi prima di ora hanno mai sentito parlare del “pesce pusher“. Non è ovviamente il vero nome dell’animale che vi presentiamo oggi, la cui denominazione scientifica è Meicanthus Grammistes. All’apparenza sembra un pesciolino indifeso, ma ha un curioso asso nella manica.

Piccolo, lungo poco più di un dito, ma con due canini che bastano ad intimidire. Non è la forza del morso la sua arma segreta, ma le ghiandole velenifere connesse ai denti. Minuscolo e colorato, sembra la preda ideale, ma è meglio lasciarlo in pace perché è in grado di drogare chi prova a dargli fastidio. Scopriamo insieme i segreti di questo ‘pesce pusher’.

I segreti del ‘pesce pusher’

Il Meiacanthus Grammistes fa parte della famiglia delle Bennidae, pesci ossei che dalle nostre parti sono note con il nome di “bavose”. Il pesciolino in questione abita le acque dell’Oceano Pacifico e si è evoluto in modo da sfuggire ai predatori con metodi davvero ingegnosi.

Una sostanza che ha effetti analoghi a quelli di morfina o eroina, sostanza che secondo gli studiosi potrebbe aprire alla produzione di antidolorifici di nuova concezione. Una ricerca, da poco pubblicata sul Current Biology, ha presentato il sistema di difesa di questo tipo di pesci. Uno studio non semplice da condurre, perché il “pesce pusher” è molto aggressivo.

La dose di veleono inoculata con il morso è piuttosto piccola, questo ha rappresentato un’ulteriore problematica nello studio della sostanza, per stanare gli esemplari è stato utilizzato un pezzetto di cotone, posizionato di fronte alle loro tane. I pesciolini hanno addentato il batuffolo, che poi è stato utilizzato per svolgere le analisi.

Lipasi, neuropeptide e peptidi oppiodi, tipologia di sostanza analoghe alla morfina. Come ha ravvisato Bryan Bry dell’Università del Queensland, si tratta di una composizione unica nel suo genere. La pressione si abbassa, lasciando il predatore frastornato e incapace di creare pericolo, ciò consente al pesciolino del Pacifico di togliersi dai guai.

I problemi che minacciano la barriera corallina rischiano di mettere a repentaglio anche questo tipo di pesce che, senza il suo habitat, finirebbe per scomparire. Lo staff che ha condotto lo studio ha lanciato l’allarme, affermando che questa specie potrebbe essere fondamentale per l’evoluzione medica.

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