Il legame tra batteri intestinali e comportamento


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Uno studio nei topi mostra un collegamento tra disturbi come ansia e depressione e l’alterazione del microbioma, i batteri presenti all’interno del corpo, in seguito a stress neonatale.


Ansia e depressione potrebbero essere indotte – in parte – dai batteri intestinali. Ad azzardare l’ipotesi è uno studio, il primo di questo tipo, pubblicato su Nature Communications, condotto dagli scienziati del Farncombe Family Digestive Health Research Institute della McMaster University, Canada.

“Abbiamo mostrato per la prima volta come i batteri giochino un ruolo importante nell’induzione di questi disturbi, nei topi affetti da ansia e depressione,” ha spiegato Premysl Bercik, principale autore dello studio: “E non sono solo i batteri a causare questi disturbi, ma si tratta del collegamento tra lo stress subito nelle prime fasi della vita dai topi e i loro microbiomi, l’insieme di micro-organismi presenti nei loro corpi.”

Bercik ha spiegato come, nonostante sia risaputo che i batteri intestinali possano influenzare il comportamento, la maggior parte delle ricerche condotte finora si è focalizzata solamente su topi sani. Nello studio, i ricercatori hanno provocato situazioni stressanti nelle prime fasi della vita di alcuni topi, separandoli dalle madri per 3 ore ogni giorno, per almeno 18 giorni.

Dai risultati, è emerso che i topi che avevano subito la separazione mostravano comportamenti paragonabili ad ansia e depressione, con livello anormali dell’ormone corticosterone, solitamente coinvolto in alcune reazioni metaboliche e nella risposta da stress. I topi presentavano anche disturbi intestinali causati dal rilascio di un importante neurotrasmettitore, l’acetilcolina.

Gli scienziati hanno in seguito ripetuto lo stesso esperimento, questa volta in condizioni di assenza del microbioma, e hanno scoperto che, senza i batteri presenti naturalmente nel loro corpo, i topi mostravano comunque livelli alterati di corticosterone e problemi intestinali, ma nessun segno di ansia e depressione. Se, tuttavia, in questi animali venivano inseriti batteri provenienti da altri topi non coinvolti nell’esperimento, cominciavano entro qualche settimana a presentare i sintomi dei disturbi comportamentali. “Quando invece trasferivamo batteri provenienti dai topi che avevano subito uno stress nelle prime fasi della vita, nei topi privi di microbioma, non emergevano anomalie,” ha aggiunto Bercik, spiegando che sembra che sia i fattori microbiotici che le condizioni di stress siano necessari per lo sviluppo di disturbi depressivi.

“I nostri dati mostrano che dei cambiamenti relativamente piccoli nel microbioma, indotti da stress neonatale, potrebbero avere effetti molto profondi sul comportamento da adulti,” ha concluso Bercik, che spera ora di poter verificare, tramite successive ricerche, la presenza di un collegamento simile anche negli esseri umani.

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