Nel 2250 potremmo vivere con il clima del Triassico


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Il Triassico era un periodo stressante in cui vivere sulla Terra, e non solo perché ha coinciso con l’atto primo dell’era dei dinosauri. Quest’epoca, che va dai 251 ai 199 milioni di anni fa, era zeppa di eventi di estinzioni di massa, causati, in parte, da livelli abnormi di concentrazione atmosferica di CO2.

Per questo motivo, durante il Triassico, la Terra era più calda del mondo che conosciamo oggi, non aveva le calotte polari ed era caratterizzata da ampie zone desertificate nella parte interna del super continente Pangea e da paludi in prossimità delle coste. Difficilmente sarebbe stato un mondo vivibile per gli esseri umani, anche senza contare la minaccia di Dilofosauri feroci nascosti dietro ogni angolo.

Sfortunatamente, il futuro prossimo potrebbe avere in serbo un ritorno a quel panorama, stando a una ricerca pubblicata martedì scorso su Nature Communications.

Un gruppo guidato da Gavin Foster, professore di chimica isotopica all’Università di Southampton, ha predetto infatti che il livello di inquinamento da anidride carbonica (CO2) raggiungerà i livelli del Tardo Triassico — circa 2.000 parti per milione (ppm) — entro l’anno 2250, se gli esseri umani continuano a consumare combustibili fossili al ritmo attuale.

Inoltre, se la nostra civiltà decidesse di mandare del tutto al diavolo la situazione esaurendo ogni riserva di carburante fossile convenzionale e non, dovremmo aspettarci un picco catastrofico di CO2 da 5.000 ppm entro il 24esimo secolo, hanno detto i ricercatori. Questa “forzatura climatica” — termine usato per indicare qualsiasi fattore che impatta sul clima della Terra — operata dall’uomo sarebbe poi esasperata dal lento ma inesorabile aumento di luminosità del sole, un fenomeno che fa parte del ciclo di vita naturale delle stelle come la nostra.

“Considerato il fatto che la luce del Sole era meno intensa all’epoca [durante il Triassico], le costrizioni climatiche di 200 milioni di anni fa erano minori di ciò che dovremmo affrontare in un futuro con la stessa quantità di CO2 nell’atmosfera,” ha detto Foster in un comunicato. “Quindi non solo il cambiamento climatico relativo sarebbe più veloce di qualsiasi cosa la Terra abbia mai visto in milioni di anni, ma è anche difficile rintracciare — per quel che siamo in grado di dire guardando agli ultimi 420 milioni di anni — una controparte generata da cause naturali rispetto al clima che ci attende in futuro.”

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Tabella che mostra l’intensità delle estinzioni di massa di vita marina nel tempo.


In altre parole, se gli esseri umani continuano a intasare l’atmosfera di gas serra, potremmo creare una versione amplificata dell’estinzione del tardo Triassico, altrimenti nota come l’evento di estinzione del Triassico-Giurassico, che è stata catalizzata da gas nocivi eruttati dritti nell’atmosfera dai vulcani attivi.

Lo stesso processo di riscaldamento indotto dall’attività vulcanica è ritenuto essere tra gli eventi principali del Periodo Permiano, che precede direttamente il Triassico, e che ha dato luogo alla cosiddetta “Grande Morìa” [Great Dying, in inglese, ndt], l’estinzione più devastante che gli scienziati abbiano mai analizzato, che ha sterminato il 95 percento delle forme di vita sulla Terra.

“L’anidride carbonica pompata fuori dai vulcani [durante le grandi estinzioni del Permiano e del Triassico] è analoga all’anidride carbonica che l’uomo emette da quando brucia combustibili fossili,” mi ha spiegato per email Steve Brusatte, un paleontologo che lavora all’Universitù di Edimburgo (e che non è stato coinvolto nello studio su Nature Communications).

Detto questo, il tasso con cui gli esseri umani stanno producendo gas serra e facendo schizzare alle stelle il termostato del pianeta, supera di gran lunga le eruzioni vulcaniche che hanno determinato la Grande Morìa.

“È il genere di informazione che non mi fa chiudere occhio la notte,” ha detto Brusatte. “Le nostre azioni potrebbero essere peggio ancora. Il ritmo è l’elemento chiave qui. Non ci sono dubbi che la Terra possa sopravvivere alle cattiverie che stiamo imponendo all’ambiente. Lo fa sempre. Si è ripresa dai vulcani del tardo Permiano e del tardo Triassico, e dall’asteroide che ha sterminato i dinosauri.”

La preoccupazione di Brusatte è che la Terra stia subendo cambiamenti così rapidi da rendere impossibile per gli esseri umani adattarsi in tempo. “La specie umana si è evoluta in accordo con una serie di condizioni molto specifiche sulla Terra,” ha detto. Siamo abituati a una certa gamma di temperature, e i nostri sistemi urbani, agricoli e di trasporto, solo per dirne alcuni, sono progettati tenendo a mente quella gamma precisa.

“Per queste ragioni, penso che sarebbe difficile per noi esseri umani prosperare, ritrovandoci magicamente trasportati alla fine del Triassico,” ha detto.

Ora che la posizione di punta degli Stati Uniti nel discorso sulle energie pulite è messa a durissima prova dall’amministrazione Trump, che sta cercando di resuscitare l’industria del carbone e di zittire i ricercatori che si occupano di cambiamento climatico, queste visioni da nuovo tardo Triassico — o peggio, nuova Grande Morìa — sono più vivide e rilevanti che mai.

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