Ragnatela cosmica scansionata dalla luce dei Quasar


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Uno studio su Science ha effettuato la prima misura delle piccole increspature che si incontrano nella coltre di idrogeno primordiale intergalattico che forma la rete cosmica.


Negli angoli più remoti e distanti dell’Universo esistono regioni di spazio intergalattico talmente desolate da essere vicinissime al vuoto. Qui, nelle enormi porzioni di cosmo tra una galassia e l’altra, si può trovare soltanto un minuscolo e solitario atomo per metro cubo.

Queste particelle-eremita sono tutto ciò che resta della diffusa nebbia di idrogeno sprigionata dopo il Big Bang nell’Universo neonato.

Su scala più ampia, quando la ‘densità di popolazione’ degli atomi aumenta, questo stesso materiale è organizzato in una vasta rete di strutture filamentari, fatta di gas diffuso che incrocia le galassie e che si estende in tutto il cosmo.

Si tratta della cosiddetta ‘ragnatela cosmica’, o cosmic web, che si espande per miliardi di anni luce e include la maggior parte degli atomi dell’Universo.

Ora un team internazionale di astronomi ha effettuato la prima misura delle piccole increspature che si incontrano in questa coltre di idrogeno primordiale. I calcoli corrispondono a una precisione su scala 100.000 volte minore rispetto all’estensione della rete cosmica studiata fino a oggi.

I risultati, pubblicati su Science, sono stati ottenuti attraverso l’analisi della luce sprigionata da lontanissimi quasar.

Un quasar (contrazione di QUASi-stellAR radio source, ‘radiosorgente quasi stellare’) è un nucleo galattico attivo estremamente luminoso e generalmente molto distante dalla Terra.

Il team di ricerca si è concentrato in particolare su coppie di quasar, analizzando le leggere differenze nel loro rispettivo assorbimento degli atomi intergalattici.

“Le coppie di quasar sono come aghi in un pagliaio – commenta il fisico Joseph Hennawi dell’Università della California e co-autore dell’articolo – e quindi per trovarle abbiamo combinato le immagini di miliardi di oggetti celesti milioni di volte più tenui rispetto a ciò che è osservabile a occhio nudo.”

Una volta identificate, le coppie di quasar sono state osservate da alcuni dei più grandi telescopi al mondo, compresi quelli del Keck Observatory alle Hawaii.

E così è stato possibile iniziare a scansionare la ragnatela cosmica che permea il nostro Universo, sbirciando per la prima volta tra le sue pieghe e increspature per comprendere la natura e l’evoluzione di questa rete di gas intergalattico.

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