Sedimenti sotto il Mar Morto raccontano le severe siccità del passato


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A circa trecento metri di profondità, sotto i fondali del Mar Morto, gli scienziati hanno trovato la prova che nel corso dei periodi caldi del passato il Medio Oriente è stato afflitto da una severa siccità, di proporzioni mai conosciute dagli esseri umani.

Visto come si sta evolvendo il clima attualmente, la scoperta potrebbe essere intesa come un ammonimento per il nostro futuro.

Spessi strati di cristalli di sale testimoniano che 120mila anni fa le precipitazioni si ridussero a meno di un quinto delle attuali. 10mila anni fa, poi, il fenomeno ebbe a ripetersi.

Oggi, pare che il riscaldamento in atto stia nuovamente andando nella direzione di un clima molto arido e anche gli scienziati confermano questo trend, prevedendo scenari inquietanti per tutta la regione.

“Pare proprio che il clima locale stia diventando più asciutto anche di quanto previsto dai nostri modelli”, sentenzia Yael Kiro, geochimico presso il Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University.

I risultati dello studio eseguito sono stati pubblicati sulla rivista Earth and Planetary Science Letters.

Di fatto, il Mar Morto è la regione più bassa della Terra. Situata a quasi 400 metri sotto il livello del mare, tra gli Stati di Israele, Giordania e Palestina, priva di comunicazioni con altri mari, ha un unico immissario, il fiume Giordano, che è però continuamente sottoposto a prelievi d’acqua per uso antropico dalle regioni che attraversa.

Come non bastasse, dal 1950 le precipitazioni sono diminuite del 10 per cento e i modelli climatici finiscono per porre la ‘ciliegina sulla torta’, con la previsione di una ulteriore riduzione del 20 per cento entro la fine di questo secolo.

Nel 2010 gli scienziati di una mezza dozzina di paesi hanno eseguito una perforazione di 450 metri al di sotto del punto più profondo del fondale marino, ricostruendo una sezione di depositi che registrano ben 200mila anni di storia climatica della regione.

Il carotaggio dei sedimenti ha portato alla luce strati alternanti di melma – residuo del deflusso dell’acqua nei periodi umidi – e sale cristallizzato, precipitato e consolidatosi durante i periodi asciutti, quando le acque si ritiravano e il fondo del bacino era prosciugato.

Questo andamento ha chiarito che la regione ha subìto periodi di siccità estrema, anche se le carote del sedimento non sono state ancora analizzate nei minimi dettagli.

E’ stato scoperto tuttavia che il sale si è accumulato piuttosto rapidamente; 15 centimetri l’anno, in molti casi.

I ricercatori sono così riusciti ad identificare due periodi decisamente sorprendenti.

A circa mezza strada della sonda verso il basso, hanno scoperto strati di sale dello spessore di circa 90 metri, che indicherebbero un lungo ritiro delle acque marine, corrispondenti ad un intervallo di tempo tra due glaciazioni, tra i 115mila e i 130mila anni fa.

In quel lontano passato le variazioni dell’orbita terrestre portarono la temperatura media globale a valori maggiori di 4°C rispetto alle temperature riscontrate nel secolo scorso.

E pare che previsioni analoghe vengano fatte per la fine di questo secolo.

Il bacino del Mar Morto si riempì nuovamente d’acqua allorché i ghiacci presero ad avanzare nuovamente nelle regioni subpolari e il clima del Medio Oriente era divenuto più umido e più freddo.

Le carote di sedimenti mostrano un calo del livello del mare in un intervallo temporale che va dai 6000 ai 10mila anni fa, a seguito della glaciazione più recente, con un clima certamente più fresco di oggi.

La chimica delle minuscole bolle di liquido all’interno dei cristalli di sale ha consentito poi di estrapolare i dati riguardanti le precipitazioni del tempo e di calcolare che il deflusso di acqua dal Mar Morto aumentò dal 50 al 70 per cento rispetto ad oggi, per raggiungere l’80 per cento nei periodi siccitosi più estremi; e il fenomeno andò avanti per centinaia d’anni.

Ad ogni modo, i cali delle acque sono probabilmente legati a modelli atmosferici più ampi.

Forse avrebbe concorso anche un minor numero di tempeste in arrivo dal Mediterraneo e le temperature più elevate avrebbero fatto evaporare più acqua dal suolo.

Per alleviare la crescente scarsità d’acqua dell’intera area, la Giordania ha in progetto la costruzione di un canale che unisca il Mar Morto al Mar Rosso, per conseguire una certa dissalazione, ma il progetto resta comunque controverso perché si temono ripercussioni anche drastiche, con ricadute negative sull’ambiente e il rischio di non cambiare, sostanzialmente, lo stato delle cose.

“Il Mar Morto si va prosciugando perché gli esseri umani stanno usando le sue fonti d’acqua dolce”, sostiene Steven Goldstein, geochimico del Lamont-Doherty, che aveva partecipato alla perforazione del 2010. “Il nostro studio ha dimostrato che in passato l’acqua fresca smise di scorrere anche senza interventi umani. Se il riscaldamento globale progredisse, l’evento si ripeterebbe e stavolta ne risentirebbero milioni di persone”.

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