In Giappone una nuova rete di allerta tsunami


Un insieme di sensori sul fondo del mare dà l’allarme entro 7 minuti dal sisma, anticipando l’evacuazione: nel marzo 2011 avrebbe consentito di salvare migliaia di persone.


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Un nuovo sistema di sensori sottomarini in fase di test in Giappone avrebbe potuto ridurre notevolmente le vittime dello tsunami del marzo 2011, il maremoto generato dal sisma di magnitudo 8.9 che costò la vita a 22 mila persone.

Ne sono convinti gli scienziati dell’università dell’Hokkaido: la rete di sensori sismici e di pressione disseminata sui fondali in corrispondenza delle faglie attive, avrebbe dato l’allarme in 7 minuti o poco meno. Sei anni fa, dopo il sisma ce ne vollero 30 per fare scattare l’evacuazione.

L’algoritmo utilizza i dati sulle tipiche onde di tsunami, quelli sulle deformazioni del fondale rilevati dai satelliti e un database su terremoti storici per calcolare in automatico l’ampiezza dell’onda, l’area che investirà e in quanto tempo lo farà, senza bisogno di informazioni precise sull’entità del terremoto che l’ha generata.

Il sistema è già operativo lungo la frattura di Nankai, al largo della costa sud-est del Paese, e il National Institute of Disaster Prevention giapponese lo sta ora installando nella faglia che diede origine al sisma di Tohoku, nel 2011. Il nuovo network di 125 sensori, a 30 km di distanza l’uno dall’altro, potrebbe salvare migliaia di vite in un Paese in cui gli tsunami sono particolarmente rapidi e distruttivi, perché si formano vicino alla costa.

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