Abbiamo solo 100 anni per lasciare la Terra!


Stephen Hawking ha rivisto le sue previsioni: ci restano solo 100 anni per colonizzare un altro pianeta, poi moriremo. 


Era novembre 2016 quando il celebre fisico Stephen Hawking, durante una lezione all’Università di Cambridge, spiegò che ci restavano sì e no 1000 anni da vivere sulla Terra, poi per sopravvivere avremmo dovuto migrare su un altro pianeta. A sei mesi di distanza ha corretto drasticamente la sua previsione: altro che mille, ci restano solo 100 anni!

100 anni per diventare una specie di multi-planetaria, altrimenti ci estingueremo. Uno scenario terrificante, e quello che non è del tutto chiaro è cosa sia successo negli ultimi sei mesi da far scendere l’aspettativa di vita dell’umanità sulla Terra da 1000 a 100 anni.

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Certo la Terra deve affrontare alcuni grandi problemi, tra cui il cambiamento climatico, la sovrappopolazione, le epidemie, gli asteroidi. Ma prima di preparare armi e bagagli e scappare a gambe levate come in un film di fantascienza, fermiamoci un attimo a pensare. Sarebbe bello avere una civiltà di backup da qualche parte nel caso succedesse qualcosa d’improvviso e imprevedibile. Sarebbe bello avere le tecnologie che ci permettano davvero di viaggiare nello Spazio profondo e colonizzare altri pianeti. Il problema è che al momento non abbiamo nulla di tutto ciò.

La colonizzazione planetaria in stile Mass Effect Andromeda resta soltanto un’opera d’intrattenimento videoludico. Purtroppo. O per fortuna, considerando i catastrofici risvolti narrati nel videogioco fantascientifico targato Bioware.

Hawking lo sa, per questo a novembre parlava di migrare su Marte.

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La NASA e le agenzie spaziali di tutto il mondo ci stanno lavorando. Ma a pensarci bene non è che Marte sia proprio una Terra 2.0. Anzi, è molto peggio della Terra: fa un freddo cane, l’aria è irrespirabile, le radiazioni abbondano – giusto per citare tre delle controindicazioni maggiori.

Ne segue che volendo trovare un’alternativa perfetta lontano da casa dovremmo spingerci verso altri sistemi stellari. Non è difficile credere che con miliardi di stelle nella Via Lattea ci sia una buona probabilità di trovare pianeti con acqua e aria respirabile. Il punto è che abbiamo moltissimi candidati, ma al momento ci mancano telescopi capaci di farci capire senza ombra di dubbio come sia un pianeta extrasolare e quali siano le condizioni di vita lì.

Altra questione è quella sollevata più volte da Elon Musk: per garantire la sopravvivenza della specie umana dovremmo spedire sul potenziale nuovo pianeta un numero significativo di persone, perché piccole colonie sono soggette ad anomalie genetiche date dalla consanguineità. Questo gioca a sfavore di Marte, dove la NASA progetta di inviare missioni da massimo sei persone alla volta. A meno che SpaceX non riesca a mettere insieme l’Interplanetary Transport Engine. In questo caso si porrebbe la questione del chi va e chi resta, ma è una discussione politica che esula da questo articolo.

Se non trovassimo in tempo una Terra 2.0? Beh, non resterebbe che tentare l’impresa di adattare l’ambiente in modo da soddisfare le nostre esigenze. Così facendo anche Marte potrebbe essere papabile. Peccato che per rendere respirabile l’aria su Marte potrebbe volerci ben più di 100 anni.

Alla fine dei conti la soluzione migliore potrebbe essere quella di risolvere i problemi che stanno uccidendo la Terra. Anche perché se fossimo così tecnologicamente avanzati da riuscire a vincere tutte le sfide necessarie per la colonizzazione di Marte in 100 anni, allora saremmo anche in grado di capire come non distruggere casa nostra.

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