Anche le comete ‘respirano’


Ricostruito in laboratorio il possibile processo di produzione di ossigeno molecolare sulla superficie della cometa di Rosetta, 67/P. Il prezioso gas non sarebbe lo stesso intrappolato agli albori del Sistema Solare, ma verrebbe prodotto ex novo durante l’avvicinamento al Sole.


Perché le comete espellono ossigeno molecolare, lo stesso che respiriamo? Com’è prodotto il prezioso gas sulla superficie di questi sassi cosmici? Un team di ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) ha trovato una possibile risposta in un esperimento condotto in laboratorio, i cui risultati sono appena stati pubblicati su Nature Communications.

La scoperta che le comete producono ossigeno è dovuta alle analisi effettuate sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dalla missione Rosetta dell’ESA, conclusa il 30 settembre 2016. Su questo corpo celeste dalla bizzarra forma a scamorza, infatti, i ricercatori di Rosetta hanno inaspettatamente trovato abbondanti livelli del prezioso gas.

L’ossigeno molecolare, secondo gli scienziati, è piuttosto instabile. E nello spazio tende a combinarsi con l’idrogeno per formare acqua, o con il carbonio per dare anidride carbonica.

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Rappresentazione artistica del processo di produzione abiotica di ossigeno molecolare descritto da Giapis e Yao.


Per spiegarne la presenza su 67/P, i ricercatori del Caltech hanno sparato molecole d’acqua ad alta velocità su una superficie di silicio e ferro, che ricorda quella di una cometa. E hanno osservato la produzione di un pennacchio contenente ossigeno.

Secondo gli scienziati del Caltech, quindi, l’ossigeno rinvenuto su 67/P non è necessariamente generato dallo scioglimento di quello rimasto intrappolato fin dagli albori del Sistema Solare, circa 4,6 miliardi di anni fa. Ma è prodotto ex novo dalla stessa cometa, quando si avvicina al Sole e la sua superficie diventa turbolenta.

“Abbiamo dimostrato sperimentalmente che è possibile formare ossigeno molecolare sulla superficie di materiali simili a quelli trovati sulla cometa”, afferma Yunxi Yao, uno dei firmatari dello studio.

Secondo gli autori, analoghi meccanismi di produzione di ossigeno, che non richiedono la presenza di forme di vita, potrebbero avvenire anche in altri corpi celesti. Con importanti ricadute negli studi sull’eventuale presenza di tracce di vita sugli esopianeti.

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