Keplero, un sostenitore dell’esistenza di vita extraterrestre


Uno dei fondatori dell’astronomia moderna e dei principali propugnatori della teoria eliocentrica all’inizio del Seicento. Keplero, un sostenitore dell’esistenza di vita extraterrestre.

Già, proprio quel Keplero, eminente studioso e scienziato, che cambiò per sempre il modo di guardare il sistema solare e rimise al giusto posto l’uomo (non al centro dell’universo!), sostenne che la Luna poteva essere abitata da esseri viventi estranei alla specie umana.

Egli, guidato da un’antica passione per il satellite terrestre, come evidenziano i carteggi giovanili con il maestro Micheal Maestlin, iniziò l’esplorazione telescopica della Luna grazie ad un perspicillum (il telescopio dell’epoca), osservò i mari e crateri seleniti e cominciò ad abbozzare le sue prime teorie.

Parte di queste andarono poi a confluire nella grande opera delle Harmonices Mundi sul sistema planetario; altre, specificatamente legate proprio alla Luna, furono esposte in prima battuta nella Dissertatio cum Nuncio Sidereo del 1610.

In questo libretto, l’astronomo tedesco travalica la sobrietà galileiana, con un entusiasmo interpretativo a tratti vertiginoso: non solo la Luna è un mondo come la Terra, ma vi sono chiari indizi che possa essere abitata, nonostante le proibitive condizioni superficiali.

Il passo sul cratere centrale del nostro satellite (riprodotto con bella evidenza sulle mappe di Galileo) è esplicito e rivelatore:

“Non posso evitare di stupirmi riguardo a quella larga cavità circolare (…). E’ un prodotto di natura o dell’arte? Supponiamo che ci siano esseri viventi sulla Luna. Ne segue sicuramente che il carattere degli abitanti debba accordarsi con quello del luogo in cui vivono. Dal momento che la Luna ha montagne e valli molto più grandi di quelle della nostra Terra, essi hanno senza dubbio corpi più massicci, e costruiscono progetti giganteschi. Durante il loro giorno, della durata di quindici dei nostri, essi sopportano un caldo intollerabile. Forse, mancando di pietre per costruire protezioni contro il Sole, lo fanno invece con il suolo fangoso. Forse scavano enormi arene e, quando portano fuori la terra, la ammonticchiano in un cerchio allo scopo di prosciugare l’umidità del terreno. Così si nascondono all’ombra dei tumuli da loro scavati e, al muoversi del Sole nel cielo, si spostano in modo da restare sempre coperti. Essi realizzano poi, a tutti gli effetti, una città sotterranea, e vivono all’interno di cave nel terrapieno circolare“.

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Nasce così il germe dell’idea che la Luna possa essere popolata da strane creature diverse dall’uomo, pensiero ripreso nel Somnium, sive de astronomia lunaris pubblicato nel 1634 (quattro anni dopo la morte di Keplero, benché da tempo circolasse nell’ambiente praghese e non solo), saggio che oggi oseremmo definire quasi un’opera fantascientifica.

La luna e i suoi abitanti non erano fino ad allora una novità, ma la logica, la matematica e la fisica applicate all’indagine teorica sulla loro natura, la stessa possibilità di una verificabilità sperimentale della loro esistenza e della loro attività architettonica, irruppero per la prima volta nella storia della scienza.

Il “sogno” di Keplero è, infatti, un sofisticato quanto fantasioso trattato scientifico che aspira a dimostrare in base a “esperimenti concettuali” come apparirebbero i fenomeni terrestri ad un osservatore collocato sulla Luna.

“Mi addormentai profondamente e nel sonno immaginai di leggere con attenzione un libro preso alla fiera”, narra lo scienziato nelle prime battute del Somnium. L’anno in cui si svolge il racconto è il 1608, quando lo scienziato tedesco era alla corte di Rodolfo II, nella Praga “Magica” di allora.

Protagonista dell’opera è il bambino Duracoto, nato nella misteriosa terra d’Islanda che gli antichi chiamavano Thule. Costui, orfano di padre, vive con la madre Fiolxhilde, una donna capace di parlare con dèmoni in grado, durante le eclissi, di trasportare un mortale sulla Luna. Keplero qui spiega il vero significato della parola dèmone, ovvero richiama la parola greca “daimon” (divinità minore), “colui che conosce”, e che nel caso specifico è metafora che sta per la scienza dell’astronomia. Il dèmone, quindi, appare a Duracoto ed inizia ad erudirlo sulla nuova fisica dei cieli sulla base degli studi di Copernico, di Galileo e dello stesso Keplero, nonché a raccontare come si può dislocare un uomo sulla Luna, superando gli inconvenienti della forte velocità iniziale, del freddo intenso e della mancanza d’aria. Inoltre, gli descrive quale spettacolo attende l’avventuroso esploratore.

L’opera fu scritta, riveduta e modificata più volte nel corso degli anni, farcita di note fisico-astronomiche e autobiografiche, fino a dar luogo a un labirinto letterario visionario in anticipo di secoli su strutture letterarie contemporanee.

Da sottolineare che per Keplero il “Somnium Lunae” non era un semplice racconto fantasioso o un gioco letterario-scientifico, bensì esponeva teorie nelle quali egli credeva fermamente, come risulta chiaro dalle veementi note apposte al testo nelle ultime versioni e dal fatto che più di una volta si fosse rammaricato che proprio quest’opera sarebbe stata principale responsabile delle persecuzioni che egli subì (le torture inflittegli a seguito dell’accusa di stregoneria).

Che l’ardita ipotesi di Keplero non sia passata inosservata dai contemporanei è fuor di dubbio e abbondantemente testimoniata dalla produzione letteraria del tempo.

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Si trovano dei riferimenti in alcuni testi poetici di Jonne Donne, Ben Jonson (che fa annunciare in una sua commedia: “Un nuovo mondo. E nuove creature in quel mondo. Nell’orbe lunare. Che si è scoperto essere un mondo abitato. Con mari e fiumi navigabili”), William Drummond (“qualcuno afferma ci sia un altro mondo di uomini e creature dotate di sensi, con città e palazzi sulla Luna”).

Nel 1640 il vescovo inglese John Wilkins propose uno studio degno di nota, dal titolo Scoperta di un nuovo mondo nella Luna, in cui prospettava la possibilità di utilizzare un “carro volante” nel quale gli uomini avrebbero preso posto per raggiungere la Luna e fondarvi delle colonie. La stessa idea di un viaggio alla scoperta della Luna fu ripresa da Cyrano de Bergerac, non senza ironia, nel suo romanzo L’altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna (pubblicato postumo nel 1657).

Keplero, dunque, oltre ad essere uno dei padri della scienza moderna, in qualche modo è anche un capostipite della speculazione scientifica applicata al campo dei misteri nascosti nell’universo.

Fonte

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