A caccia di tsunami con VARION


Un team di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma e del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha sviluppato un algoritmo in grado di rilevare tsunami in tempo reale attraverso rilevazioni satellitari. Lo studio pubblicato su Nature.


Un team di ricecatori dell’Università La Sapienza di Roma ha sviluppato in collaborazione con il Jet Propulsion Laboratory della NASA un nuovo approccio per il rivelamento degli tsunami in tempo reale. Il suo nome è VARION (Veriometric Approach for Real-time Inonosphere Observation) e utilizza i dati delle osservazioni GPS e di altri sistemi satellitari per rilevare in simultanea perturbazioni nella ionosfera terrestre associate agli tsunami.

La ionosfera è lo strato dell’atmosfera terrestre che si estende da 80 a 1000 chilometri al di sopra della superficie terrestre. Quando uno tsunami si forma e si muove attraverso l’oceano, genera delle perturbazioni nell’atmosfera note come onde gravitazionali interne. Più si muovono verso l’alto, più le onde si  amplificano.

Quando esse raggiungono un’altezza compresa tra 300 e 350 chilometri, provocano cambiamenti rilevabili nella densità degli elettronica nella ionosfera che possono essere misurati utilizzando un segnale GPS.

L’autore principale dell’algoritmo VARION è Giorgio Savastano, un dottorando in Geodesia e Geomatica presso La Sapienza di Roma, sotto la guida del Professor Mattia Crespi, della falcoltà di Ingegneria Civile e industriale alla sapienza. Lo studio, finanziato dall’Università di Roma e dalla NASA – è stato pubblicato su Nature.

“VARION è un contributo innovativo per i futuri sistemi di allerta per gli tsunami. Attualmente stiamo incorporando l’algoritmo nel Global Differential GPS System al JPL che fornirà l’accesso ai dati in tempo reale da circa 230 stazioni satellitari in tutto il mondo.” commentano così i ricercatori.

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“Ci aspettiamo di dimostrare che è possibile utilizzare misurazioni delle perturbazioni nella ionosfera per individuare i tsunami ma anche le eruzioni vulcaniche o  meteoriti”.

Entro il 2018 sono previste due nuove missioni – l’Ionospheric Connection Explorer Global-scale Observations of the Limb and Disk – per osservare la ionosfera, che dovrebbe infine migliorare una vasta gamma di modelli utilizzati per proteggere gli esseri umani da eventi di questo genere.

 

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