Il suono del Cosmo riporta a 2001: Odissea nello Spazio


Ecco un’elaborazione suggestiva dei suoni degli ammassi globulari che ricorda la colonna sonora del capolavoro di Kubrick 2001: Odissea nello spazio.


Uno degli aspetti che più desta meraviglia nel guardare il cielo è senz’altro da ricercarsi in quel senso di armonia e di perfezione che ne riceviamo. Da sempre l’uomo ha levato gli occhi verso il Cosmo e vi ha visto, osservando la danza pressoché eterna di stelle e pianeti – se comparata alla fugacità delle nostre vite – una grandiosità che probabilmente solo un’altra cosa riesce a emulare: la musica.

È evidente che l’eleganza e la raffinatezza delle leggi fisiche che regolano l’Universo, che spiegano perché le stelle brillano e i pianeti si muovono in un certo modo, che sottendono finanche allo sviluppo e all’evoluzione della vita, trovano un corrispettivo nell’armonia di una composizione musicale.

Questo corrispettivo era ancora più forte per gli antichi, data la concezione del mondo elaborata nel mondo greco o nel Medioevo cristiano. L’Universo aristotelico, perfetto e immutabile, era descritto da una serie di proporzioni numeriche che nel complesso sarebbero state in grado di generare una sorta di musica, detta appunto “musica delle sfere”.

Oggi sappiamo che il mondo in cui viviamo è tutt’altro che perfetto e immutabile, ma risulta difficile non pensare all’Universo come a una grande sinfonia, un componimento che mostra, per chi crede, la mano di un Creatore, o in ogni caso il tocco di una Natura in cui nulla pare lasciato al caso.

Vi starete chiedendo a questo punto dove voglia andare a parare con questa introduzione più filosofica che scientifica. Molto semplicemente serve a presentarvi un lavoro in cui viene prodotta musica utilizzando ammassi globulari. Sembrerebbe pazzesco, eppure il risultato è sorprendente.

Gli autori hanno utilizzato un concept tutto sommato semplice, servendosi del linguaggio di programmazione IDL: l’ammasso viene “attraversato” lungo la sua coordinata x a una velocità costante, per cui la stessa coordinata è messa in relazione con il tempo. Lungo il cammino si incontreranno molte stelle, data l’elevata densità degli ammassi globulari, e ad ognuna di esse verrà fatto corrispondere un suono, la cui frequenza, intensità e durata sono semplici funzioni di magnitudine (ovvero il parametro che definisce la luminosità della stella in questione) e coordinate. In realtà solo le 3000 stelle più luminose sono state prese effettivamente in considerazione.

Fatto questo, i singoli suoni vengono sommati su due differenti canali, in modo da ottenere un effetto stereo. Il risultato è sorprendente, e potete ascoltarlo nel video qui sotto relativo all’ammasso globulare NGC 6934. Dalla pagina web in cui viene spiegato in dettaglio tutto il lavoro potrete inoltre accedere a un intero database di “composizioni” ottenute allo stesso modo, per differenti ammassi.

 

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Ciò che tuttavia stupisce ancora di più è la somiglianza molto forte con il brano Lux Aeterna, del compositore Gyorgy Ligeti.

Ovviamente tutto ciò non significa niente, se non che la bellezza del cielo stellato ha molte forme, che a volte vanno al di là delle pur meravigliose fotografie che siamo abituati a vedere. E la possibilità di poter “ascoltare” il suono delle stelle, personalmente, mi fa un certo effetto, al quale non riesco ad essere indifferente.

Fonte

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