MONITORAGGIO DEL CLIMA


La campagna NASA IceBridge di monitoraggio dei ghiacci artici quest’anno ha coperto un’area più vasta ottenendo misurazioni più accurate. L’indagine è stata effettuata integrando i dati con quelli satellitari da missioni NASA ed ESA.


La missione annuale della NASA Operation IceBridge sul monitoraggio dei ghiacci artici è diventata molto più ambiziosa. In dieci settimane sono stati completati ben 39 voli di otto ore, di cui tredici sulla rivelazione del ghiaccio marino.

“Geograficamente abbiamo coperto una superficie più ampia di prima e grazie ai nuovi strumenti che abbiamo utilizzato durante questa campagna, abbiamo ottenuto misurazioni molto più accurate” afferma Nathan Kurtz, scienziato del progetto IceBridge.

L’indagine infatti è stata effettuata integrando i dati di IceBridge con quelli satellitari raccolti dalle missioni ICESat della NASA e CryoSat2 e Sentinel-3A dell’Agenzia Spaziale Europea per confrontare le misurazioni di ghiacci e nevi.

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La campagna NASA ha esplorato per la prima volta il bacino artico dell’Eurasia e ha monitorato la  frattura avvistata lo scorso aprile nel ghiacciaio di Petermann, il più grande dell’emisfero boreale.

IceBridge ha inoltre ampliato la sua ricerca verso il lato occidentale del Mar Ckunchi, situato tra l’Alaska e la Russia.  La parte finale della campagna si è concentrata sull’analisi  del ghiaccio terrestre a Kangerlussuaq, nella Groenladia occidentale.

La missione ha come obiettivo mantenere la continuità tra le misurazioni delle missioni ICESat: la prima è terminata nel 2009 e la seconda, ICESat-2, è prevista nel  2018 e consentirà di colmare alcune lacune tuttora presenti nelle osservazioni del manto ghiacciato, inteso soprattutto come elemento fondamentale che influenza il clima e gli ecosistemi.

Fonte

 

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