Contraccettivo vegetale al posto degli ormoni, scoperte piante che bloccano la fecondazione


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Alcune piante contengono composti che sono in grado di bloccare la fecondazione rallentando gli spermatozoi: ecco quali sono e come funzionano.


I ricercatori sono riusciti a trovare due composti chimici di origine vegetale in grado di bloccare la fecondazione che rappresentano una valida alternativa ai contraccettivi ormonali utilizzati di solito. La notizia arriva dalla University of California Berkely che su PNAS ha pubblicato lo studio intitolato “Regulation of the sperm calcium channel CatSper by endogenous steroids and plant triterpenoids”. Ma come funziona?

Analizzando i rimedi contro la fecondazione utilizzati dalla medicina tradizionale cinese e paraguaiana, i ricercatori hanno scoperto alcuni composti in grado di rallentare gli spermatozoi al punto da impedire a questi di raggiungere gli ovuli. Questi composti, spiegano appunto i ricercatori, non uccidono la mobilità basale dello sperma, non sono tossici e gli spermatozoi riescono a muoversi, solo non riescono ad essere sufficientemente ‘esplosivi’ per raggiungere l’obiettivo.

I composti contraccettivi studiati sono la pristimerina e il lupeolo rispettivamente estratti dalla pianta Tripterygium wilfordii, già utilizzata dalla tradizione cinese contro l’artrite reumatoide e la psoriasi, e dalla Maytenus ilicifolia, già utilizzata in Paraguay come anticoncezionale, per quanto riguarda il primo, e dal mango e dal lupino, per quanto riguarda il secondo.

Questi composti sono stati testati in laboratorio e sono risultati efficaci sia come “pillola del giorno dopo”, quindi utili a bloccare la fecondazione, sia come veri e propri contraccettivi di origine vegetale. Se da un lato l’idea di sfruttare la natura per controllare le gravidanze è interessante soprattutto per quanto riguarda gli effetti collaterali di cui sono responsabili i contraccettivi ormonali di oggi, dall’altro il sistema risulta complicato visto che i composti sono presenti nelle piante in basse concentrazioni quindi l’estrazione risulta piuttosto dispendiosa.

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