Lampi di luce sulla Luna


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Il progetto dell’ESA NELIOTA ha iniziato a monitorare gli impatti di piccoli oggetti cosmici sul lato oscuro della Luna. Dallo studio dei flash che producono gli scienziati contano di ricavare preziose informazioni sui NEO, proiettili cosmici potenzialmente in rotta di collisione con la Terra.


Brevi lampi di luce punteggiano la superficie del lato oscuro della Luna. Sono bagliori generati da piccoli impatti cosmici. A osservarli, dal marzo del 2017 un progetto dell’ESA, basato presso il National Observatory of Athens. Si chiama progetto NELIOTA (Near-Earth object Lunar Impacts and Optical TrAnsients), e il suo scopo è “monitorare la distribuzione e la frequenza di piccoli NEO (Near-Earth Objects)”, attraverso lo studio dei lampi provocati dal loro impatto con la superficie lunare.

L’osservazione di questi proiettili cosmici avviene grazie al telescopio di 1,2 metri Kryoneri telescope, basato nel nord del Peloponneso. Partito all’inizio del 2017, il monitoraggio durerà circa 22 mesi.

I NEO sono fossili risalenti agli albori del Sistema Solare, che nel loro peregrinare celeste si spingono a meno di un terzo della distanza Terra-Sole. Secondo il NEO Coordination Centre dell’ESA, più di 600 di loro si trovano in una speciale “risk list”. Hanno, cioè, una probabilità diversa da zero, anche se molto bassa, d’impattare con la Terra. Come il bolide di circa 15 m che, nel febbraio del 2013, incendiò i cieli della cittadina russa di Celjabinsk.

Per questo, gli scienziati li tengono d’occhio. Anche attraverso la Luna. Questi oggetti, infatti, sfuggono spesso all’osservazione diretta da parte dei telescopi. L’ESA ha, quindi, deciso di utilizzare la faccia nascosta della Luna per monitorarli.

Dallo studio della luminosità dell’impatto, i ricercatori sono in grado di stimare dimensione e massa del corpo impattante. NELIOTA è, inoltre, il primo sistema di questo tipo capace anche di determinare la temperatura di questi lampi di luce.

Durante la fase di messa a punto, il telescopio Kryoneri è stato in grado di osservare quattro flash in appena 11 ore di operatività. “Un sistema formato da due camere ci permette di confermare possibili impatti lunari adoperando un solo telescopio, capace di rivelare anche i flash più deboli. In questo modo – conclude Alceste Bonanos, uno dei coordinatori del progetto -, alla fine dei 22 mesi di osservazione saremo in grado di avere una stima più precisa del numero di NEO”.

Fonte

 

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