Una moltitudine di “eliche” su Saturno


Le immagini più dettagliate dell’anello A mostrano una moltitudine di “eliche” provocate da mini-lune che perturbano il materiale circostante.


Cassini, durante il “Gran Finale” della missione, ci sta regalando molte nuove viste spettacolari del sistema di Saturno; tra queste, c’è una serie di riprese ad alta risoluzione degli anelli e in particolare dei “propellers” o “eliche” all’interno dell’anello A, formazioni di cui abbiamo già parlato in precedenza e che sono prodotte dalla perturbazione gravitazionale di oggetti più grandi o “minilune” immerse dentro queste strutture.

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La prima immagine che viene mostrata qui sopra mostra con un dettaglio inedito la parte centrale dell’anello A, ripresa da Cassini lo scorso 19 Aprile. La scala è 385 m/pixel ed è centrata su una regione a 129000 km dal centro di Saturno. L’angolo tra Sole, anello e sonda, detto angolo di fase, era di 108°.

Le elaborazioni qui sotto mostrano due aspetti di questa immagine. A sinistra, una versione in cui sono evidenziate le strutture trasversali dell’anello, con modulazioni di densità provocate dalle risonanze con i satelliti orbitanti fuori dagli anelli. A destra, ho sottratto l’immagine precedente dall’originale, evidenziando invece i “propellers” (ce ne sono almeno una trentina).

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La scoperta dei propellers in questa regione degli anelli risale al 2004, quando Cassini entrò in orbita attorno a Saturno eseguendo una manovra che lo portò a sorvolare da vicino agli anelli  (si veda PIA07790, PIA07791, PIA07792). All’epoca, le immagini apparivano confuse e “rumorose” e non era chiaro il nesso tra queste strutture su piccola scala e i grandi propellers osservati sempre da Cassini in una fase successiva della missione (si veda ad esempio PIA21437, PIA21433 e PIA21447). Invece questa immagine mostra, per la prima volta, uno sciame di queste strutture con dimensioni diverse e pone quelle prime riprese nel loro giusto contesto. Gli scienziati sperano di ricavare da essa la distribuzione delle dimensioni delle particelle che le originano, cosa che aiuterebbe a capirne l’origine.

Concludiamo con una spettacolare ripresa del propeller più grande e ben noto, chiamato Bleriot dal nome dell’ingegnere e aviatore francese che per primo primo trasvolò il Canale della Manica (i propeller più grandi hanno preso tutti il nome di famosi aviatori, dato che la loro forma ricorda le eliche di un aereo).

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L’immagine, ripresa lo scorso 12 Aprile, ha una scala di 500 m/pixel e un angolo di fase di 83° E  Si tratta della terza e ultima ripresa di una sequenza iniziata lo scorso Novembre e che aveva interssato le eliche Santos-Dumont (PIA21433) e Earhart (PIA21437) di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente già citato. Le caratteristiche di Bleriot suggeriscono che alla sua origine ci sia una “moonlet” 4 volte più massiccia di quella di Santos-Dumont, anche se comunque non direttamente visibile nell’immagine.

 

Riferimenti, Fonte

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