Un modello per Eta Carinae


La stella massiccia è stata oggetto di uno studio sulla valutazione dei processi che regolano la perdita di massa dovuta al vento stellare.


Fin da quando è stata scoperta, la sua natura variabile ha rappresentato una sfida per la comunità scientifica. Stiamo parlando di Eta Carinae, una stella massiccia situata nella Nebulosa della Carena a 7.500 anni luce da noi. Nel corso del tempo si è guadagnata il titolo di astro più luminoso e instabile della Via Lattea, a causa delle sue numerose esplosioni che hanno portato alla nascita della Nebulosa Omuncolo: uno scenografico insieme di gas e polveri che avvolge il sistema stellare.

Eta Carinae detiene anche il primato di astro con la maggiore perdita di massa, dovuta alla presenza di fortissimi venti. Gli scienziati hanno da tempo sviluppato diversi modelli in grado di spiegare il trasferimento radiativo dell’astro e di comprendere le ultime fasi di vita delle stelle massicce.

Uno dei più famosi, sviluppato da John Hillier nel 2001, descrive la perdita di massa di Eta Carinae causata dai venti stellari.

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La teoria prevede che i venti densi e ionizzati, che circondano la stella, provochino emissioni in onde H- alfa a distanze comprese tra 6 e 60 unità astronomiche, con picchi intorno a 20. Un punto a sfavore per questo modello è dato dal fatto che è difficile ottenere immagini delle emissioni di questo tipo di onde, considerando la  distanza di Eta Carinae e la presenza della nebulosa che la avvolge.

Un team di astronomi dell’Osservatorio Steward dell’Università dell’Arizona ha portato lo studio a un punto di svolta, ottenendo immagini limitate dalla diffrazione di Eta Carinae, grazie al sistema di ottica adattiva Magellan. Le osservazioni sono state realizzate in onde H-alfa e in continuum ed evidenziano che la regione che emette H-alfa è più ampia di quella ad emissione continua, come previsto dal modello di Hillier.

Secondo i dati raccolti, la regione di formazione della linea H-alfa può avere un raggio emettitore caratteristico di ~ 25-30 AU, un’ulteriore conferma delle teorie sul vento stellare. Le conclusioni dello studio sostengono i parametri del vento stimati per Eta Carinae nel modello, tra i quali vi è il tasso di perdita di 10 ^ -3 masse solari all’anno. Le informazioni, ottenute dallo sviluppo di questo modello, saranno utili per la comprensione dei meccanismi che regolano la perdita di massa nelle fasi tardive della vita delle stelle massicce.

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