Come sta l’Italia? Riscaldamento oltre la media mondiale


Nel Primo Rapporto sul Capitale Naturale in Italia emerge un’anima duplice, caratterizzata da una florida biodiversità e da un numero di aree protette sempre maggiore, messe tuttavia a rischio dalla pressione del riscaldamento globale e da altri fattori antropici.


L’Italia è un paese unico al mondo sotto il profilo della biodiversità e per tutelarla stiamo aumentando il numero di aree protette, inoltre i boschi sono in espansione e anche la qualità dell’aria è in tendente miglioramento; dati virtuosi che cozzano irrimediabilmente con gli effetti del riscaldamento globale e con quelli prodotti da altri fattori antropici, che continuano a mettere a repentaglio non solo la ricchezza del patrimonio naturale, ma anche la nostra salute.

Quelli elencati sono solo alcuni dei punti cardine emersi dal Primo Rapporto sul Capitale Naturale in Italia, un documento pubblicato sul sito del Ministero dell’ambiente messo a punto per misurare il nostro “capitale più prezioso”, come ha indicato il ministro Gian Luca Galletti. Alla sua stesura hanno partecipato nove distinti ministeri, enti di ricerca come il CNR e l’ISPRA, le Regioni, i Comuni e nove ‘pesi massimi’ della ricerca italiana. Dal direttore scientifico del WWF Gianfranco Bologna al presidente della Società Botanica Italiana Carlo Blasi. Hanno tutti unito le proprie forze per stilare una panoramica sullo stato di salute del capitale naturale italiano e inquadrarlo nella sua capacità di erogare benessere sociale e prospettive economiche. Nel complesso, dei 73 ecosistemi in cui è stata suddivisa l’Italia, 19 sono sono considerati altamente conservati, 18 mediamente conservati e 36 si trovano in uno stato di bassa conservazione. Tra i casi emblematici, la Pianura Padana.

Tra i dati più preoccupanti che si possono leggere nel documento vi sono proprio quelli relativi al riscaldamento globale; se infatti tra il 1961 e il 2015 la temperatura media internazionale si è innalzata di 1,23° centigradi, quella italiana è salita di 1,58° centigradi. Un dettaglio che è collimato con una serie di effetti negativi sull’ambiente, ad esempio attraverso l’arrivo delle cosiddette “specie aliene” che hanno iniziato a invadere i nostri ecosistemi. Non solo animali, ma anche vegetali e batteri che possono avere un impatto sensibile sulla nostra salute. L’innalzamento delle temperature ci ha fatto inoltre sperimentare 26 notti tropicali, un numero che nel tempo è destinato ad accrescersi.

In Italia sono presenti 6.700 specie di piante (oltre la metà di quelle europee) e ben 58mila di animali, delle quali una buona percentuale sono endemiche, ovvero si trovano spontaneamente solo da noi. Tra esse ve ne sono diverse minacciate di estinzione, a causa di inquinamento, abusivismo edilizio, consumo del suolo, pesca eccessiva, distruzione del paesaggio e i già citati cambiamenti climatici e specie aliene. Per quanto concerne l’urbanizzazione, rubiamo al nostro territorio 35 ettari al giorno, ma nonostante questo dettaglio sono in aumento le aree boschive, perché i terreni per la costruzione vengono soprattutto prelevati al tessuto agricolo, come ad esempio gli agrumeti. Ciò si riflette in un danno produttivo di oltre 400 milioni di euro all’anno per quel che concerne il settore dell’agricoltura. Anche lo stato dei nostri mari non è complessivamente buono, e oltre al dato della pesca eccessiva – che continua a impoverire gli stock ittici – siamo addirittura all’ultimo posto in Europa per numero di siti balneabili. C’è dunque moltissimo da fare per migliorare le condizioni generali del capitale naturale Bel Paese.

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