I pesci comunicano tra loro attraverso l’urina


In natura esistono molti metodi per comunicare le proprie intenzioni aggressive a un altro individuo. Gli esseri umani prediligono il canale verbale e visivo, mentre tra i pesci anche l’urina può funzionare a meraviglia. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal Behavioral Ecology and Sociobiology dall’irresistibile titolo ‘To pee or not to pee: urine signals mediate aggressive interactions in the cooperatively breeding cichlid Neolamprologus pulcher.’

Pur essendo note da tempo le modalità comunicative dei topigatti e cani, gli autori dello studio, Dario-Marcos Bayani, Michael Taborsky e Joachim G. Frommen, del Dipartimento di Ecologia comportamentale dell’Istituto di Ecologia ed Evoluzione dell’Università di Berna, hanno preso in esame la comunicazione della specie ‘Neolamprologus pulcher,’ appartenente alla famiglia dei ciclidi, durante le loro interazioni per il controllo del territorio.

Nella fase sperimentale, coppie di pesci — uno più grande dell’altro di almeno 9 mm — venivano separati da una serie di barriere, alcune di queste presentavano dei fori che consentivano il passaggio dell’acqua da una parte all’altra, altre no. In questo modo un gruppo di pesci poteva comunicare solo attraverso il contatto visivo, mentre l’altro poteva avvalersi anche di quello olfattivo. Il team era interessato a studiare i pattern delle emissione delle urine in relazione ai segnali che i pesci volevano inviarsi l’uno con l’altro.

I ricercatori hanno iniettato un colorante nei pesci — che normalmente presentano una colorazione rosa — gli animali assumevano così una colorazione blu e la loro urina in questo modo risultava maggiormente tracciabile. Quando gli esemplari più grandi avvistavano il loro rivale, alzavano le pinne e si avvicinavano verso il divisore, emettendo dell’urina. I pesci separati da una barriera che impediva il passaggio di liquidi non potevano comunicare attraverso l’urina, per questo ne aumentavano la produzione e si esibivano in comportamenti sempre più aggressivi. Gli altri esemplari, invece, avendo la possibilità di recepire i segnali chimici, esibivano comportamenti più adeguati alla situazione — con i pesci più piccoli che si mostravano remissivi. In questo senso, il messaggio inviato attraverso l’urina si rivelava indispensabile: la taglia dei pesi più grandi non era sufficiente a convincere i pesci più piccoli a cessare i comportamenti aggressivi.

I risultati di questo studio indicano che i Neolamprologus pulcher emettono attivamente dei segnali chimici attraverso le urine per comunicare le proprie intenzioni aggressive. Questo dimostra che i messaggi inviati attraverso le sostanze chimiche svolgono un ruolo cruciale nella comunicazione cosiddetta multimodale — un ambito di studio che andrebbe ulteriormente approfondito.

Un paper del 2013 ha evidenziato delle linee guida per lo sviluppo della disciplina riassumendole in una serie di domande. La comunicazione multimodale è essenzialmente differente da quella unimodale complessa? Come può contribuire all’evoluzione delle specie? Esiste un meccanismo comune per integrare i segnali provenienti da diversi canali? Come si sviluppa la comunicazione multimodale? Il suo sviluppo avviene in maniera simile tra specie differenti? La genomica può esserci d’aiuto in questi studi? Possiamo applicare quanto appreso in questa disciplina per migliorare la cura degli animali e degli esseri umani?

Come sottolineato, invece, in un paper riguardante lo stato della comprensione del senso dell’olfatto, lo studio dell’elaborazione sensoriale comporta l’analisi combinata degli stimoli, con quelli della biologia, fisiologia, comportamento e percezione degli organismi che percepiscono. Per quanto riguarda l’olfatto, risulta particolarmente complesso caratterizzare dal punto di vista statistico il rapporto tra uno stimolo e la sua percezione, specialmente quando i messaggi coinvolti sono di alto livello. Nella comprensione della natura di uno stimolo, è fondamentale identificare la sua relazione struttura-attività — ovvero, la relazione tra la struttura di una molecola e l’effetto che ha su un organismo vivente. Il riconoscimento delle sostanze attraverso i recettori è infatti governato dal rilevamento delle loro proprietà fisico-chimiche, proprietà definite all’interno di uno spazio molto complesso, tanto che non esiste un metodo univoco per descrivere gli odori e tutti i suoi aspetti. Proprio per questo, questa branca di studi va approfondita.

Tornando all’ultima scoperta, invece, possiamo trarne un grande insegnamento: è meglio non togliere ai Neolamprologus pulcher la possibilità di comunicare le loro minacce attraverso la pipì, se non si vuole che si incazzino ancora di più.

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