Scoperti altri 219 pianeti, 10 abitabili come la Terra


La missione dedicata all’identificazione dei potenziali pianeti al di fuori del Sistema solare fa un ulteriore balzo in avanti, spostando l’asticella oltre quota 4000. Di essi, 10 nuovi candidati potrebbero essere simili per dimensioni alla Terra e trovarsi nella cosiddetta fascia di abitabilità. 


Nuovo colpo per Kepler, il cacciatore di esopianeti. In una conferenza stampa diffusa in diretta streaming dal Centro di ricerca Ames della Nasa in California, i ricercatori intervenuti hanno annunciato che la missione spaziale ha individuato 219 nuovi candidati pianeti extrasolari, di cui 10 avrebbero dimensioni simili a quelle della Terra e si troverebbero in zona abitabile, ovvero ad una distanza dalla loro stella madre che permetterebbe all’acqua presente su di essi di mantenersi allo stato liquido.

Con il rilascio di questo catalogo, ottenuto dalla revisione dei dati dai primi quattro anni di missione e che rappresenta la versione finale ottenuta dalle misurazioni ottenute nella porzione di cielo in direzione della costellazione del Cigno, il totale dei candidati esopianeti sfonda il muro dei 4000, assestandosi a 4.034. Di questi, finora 2.335 sono stati confermati tali. Tra i 50 candidati situati in zona abitabile, più di 30 sono stati a loro volta confermati.

L’analisi di questa enorme mole di dati suggerisce la presenza di due classi di pianeti di piccola taglia, comparabile alla Terra. Risultati che indicano come circa la metà dei pianeti che conosciamo nella galassia non ha  una superficie solida o è avvolta da un’atmosfera spessa e opprimente, ambienti ostili per ospitare la vita.

«Sebbene il numero di nuovi pianeti sia “modesto” rispetto a quanto ci ha abituati Kepler in passato, questo aggiornamento del catalogo è particolarmente rilevante perché sono stati rianalizzati tutti i dati presi durante la fase principale della missione, quando Kepler ha monitorato le stelle simili al Sole in una regione del Cigno per cercare pianeti simili alla Terra non solo per dimensione ma anche per tipo di orbita» commenta Isabella Pagano, ricercatrice dell’Inaf di Catania e responsabile scientifico per l’Italia delle future missioni spaziali Cheops (Characterizing ExOPLanet Satellite) e Plato (Planetary Transits and stellar Oscillations)  dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. «Kepler è  stato fino ad ora l’unico strumento in grado di fornirci informazioni sulla frequenza dei pianeti analoghi alla Terra, e bisognerà aspettare il lancio del satellite europeo Plato nel 2026 per avere una valutazione statisticamente più accurata, e, soprattutto, per  individuare quelli su cui puntare i grandi telescopi terrestri adesso in preparazione, come Elt, al fine di cercare segnali nelle loro atmosfere eventualmente legati alla presenza di vita».

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