Non mangiate quel tritone!


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La tossicità di rettili e anfibi? Dipende dalla catena alimentare.


Molti anfibi secernono quantità più o meno variabili di tossine. Per esempio, le rane sudamericane della famiglia dei Dendrobatidi possiedono veleni così potenti che gli indios li usano per intingervi le frecce; ma sono tossine di seconda mano, vengono “rubate” a invertebrati velenosi che fanno parte della dieta dalle rane.

Meno comune è invece una elevata tossicità negli anfibi come salamandre e tritoni: sono tutti tossici, ma pochi sono pericolosi per l’uomo. Il tritone più velenoso è Taricha granulosa, un anfibio americano che arriva ai 20 centimetri di lunghezza, così tossico che un solo individuo potrebbe uccidere diverse persone, per ingestione. Certo, nessuno è così pazzo da mangiare un tritone crudo che comunica con colori accesi e un odore sgradevole la propria pericolosità. O no?

Nel 1979 un cittadino dell’Oregon di 29 anni ne ingerì uno per scommessa e morì di blocco cardiorespiratorio pochi minuti dopo. Il motivo per cui questo tritone è così tossico è che sta facendo la corsa agli armamenti con il serpente giarrettiera, Thamnophis sirtalis, l’unico predatore che ha evoluto la capacità di tollerare la tetrodotossina, uno dei veleni più potenti al mondo. Questo veleno, secreto anche dai mortali pesci palla, blocca i cosiddetti “canali del sodio”, responsabili della trasmissione dell’impulso nervoso lungo i nervi: la tetrodotossina vi si lega irreversibilmente, bloccandoli e portando a paralisi e morte in breve tempo. I canali del sodio sono un piccolo capolavoro di ingegneria e quasi ogni modifica li rende inservibili, ma il serpente è riuscito a impedire al veleno di legarsi.

Non tutte le popolazioni del tritone, che vive lungo la costa ovest degli USA dall’Alaska alla California, coesistono con i serpenti giarrettiera, e dove non ci sono predatori i tritoni producono meno tetrodotossina. La competizione tra le due specie viene considerata un esempio da manuale di coevoluzione: una mutazione nel predatore lo rende immune al veleno, ma ciò provoca una spinta evolutiva nella preda, che produce più veleno e così via. La produzione e la resistenza al veleno nelle due specie varia da popolazione a popolazione, in base alle necessità.

Il serpente assimila parte della tetrodotossina, diventando velenoso a sua volta. I serpenti giarrettiera non sono però il solo pericolo per Taricha granulosa: le larve del tricottero Limnephilus flavastellus, un insetto acquatico, sono anch’esse resistenti al veleno, mangiano le uova del tritone e diventano velenose a loro volta. Tuttavia, meglio in acqua che sulla terraferma, dove c’è il temibile serpente ad aspettare: alcuni esemplari di tritone, dopo la metamorfosi da larva acquatica ad adulto, mantengono le branchie e restano acquatici tutta la vita: che sia la prossima mossa nella partita a scacchi contro il serpente?

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