Come i pesci sono diventati serpenti


Nuove ricerche su un antico fossile hanno permesso di delineare meglio come alcune specie di pesci si trasferirono sulla terraferma e si trasformarono in rettili.


«A vederlo sembra un serpente, ma all’interno è un pesce al cento per cento», così Jason Anderson (Università di Calgary, Canada) descrive un antico fossile che è stato recentemente riesaminato e studiato con tecnologie attuali. È il fossile di un letisco (Lethiscus stocki), un astiopode vissuto tra 340 e 270 milioni di anni fa: un animale noto in virtù di un unico ritrovamento, in Scozia all’inizio degli anni ’80, e finora mai interpretato correttamente.

I risultati del nuovo studio, pubblicati su Nature (sommario, in inglese), mettono seriamente in discussione quanto si riteneva di sapere sull’evoluzione dei tetrapodi, i primi animali con quattro zampe (in molti casi scomparsi con l’evoluzione) e una spina dorsale.

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«È stata finora una convinzione comune che i tetrapodi si fossero evoluti molto lentamente da pesci con arti corti, ma lo studio del letisco mostra invece che questo antico animale attraversò una drammatica e velocissima sperimentazione evolutiva: i suoi arti si sono ridotti e sono scomparsi quasi subito dopo il loro primo stadio evolutivo. Il tutto è avvenuto a una velocità impressionante, ed è proprio per questo che somiglia a un serpente, mentre internamente gli sono rimaste molte caratteristiche da pesce», ha spiegato Anderson.

Per le nuove analisi sono stati usati la tomografia micro-computerizzata e software di calcolo molto avanzati, che hanno permesso di ricostruire con notevole dettaglio l’anatomia interna del letisco fossile, e in particolare l’anatomia del teschio.

Spiega Jason Pardo, coautore dello studio, che «le caratteristiche anatomiche che andavano via via emergendo nel corso delle analisi non si adattava a quanto si conosce di anfibi e rettili, mentre sembrava combaciare molto da vicino con l’anatomia dei pesci», in particolare per il cervello e per le cavità dell’orecchio interno – quasi una “fotocopia” delle caratteristiche dell’odierno pesce spatola (Lepidopus caudatus).

L’evoluzione del Lethiscus stocki è stata dunque velocissima: ha acquisito zampe e le ha perse in un arco di tempo estremamente breve. Al momento possiamo solo immaginare l’importanza delle implicazioni che questo studio avrà sulle nostre conoscenze sull’evoluzione di altri animali dello stesso periodo, che abbiamo sempre ritenuto molto lenta.

Fonte

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