Fusione galattica in Arp 299


Osservate due galassie che si fondono a 140 milioni di anni luce. Gli astronomi hanno, in particolare, individuato 14 sorgenti di raggi X ultra luminose associate al processo. L’ipotesi è che si tratti di sistemi binari in cui stelle di neutroni o buchi neri sottraggono materia alle compagne.


Due galassie immortalate nell’atto di fondersi. Siamo a circa 140 milioni di anni luce, nel sistema denominato ARP 299. A osservarle, un team di astronomi coordinati dall’Università di Creta, grazie al telescopio a raggi X della NASA Chandra. I dettagli dell’istantanea (immagine a fianco) sono illustrati in uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Ma gli occhi di Chandra hanno osservato molto di più durante questo processo di fusione galattica. Hanno anche catturato 25 sorgenti di raggi X, 14 delle quali così intense da essere catalogate come ultra luminose.

Schermata 2017-06-28 alle 08.48.11.png

Gli astronomi greci hanno associato queste sorgenti a regioni di intensa formazione stellare. ARP 299 è, infatti, considerato in questo senso uno dei sistemi più prolifici dell’Universo.

Secondo gli autori, queste sorgenti di raggi X ultra luminose sono dei sistemi binari, formati da stelle di neutroni o buchi neri che strappano via materia alle compagne, stelle con una massa molto più elevata di quella del Sole.

Le emissioni di ARP 299 sono molto simili a quelle delle galassie più distanti del Cosmo. Nei primi anni di formazione dell’Universo, infatti, le collisioni tra galassie erano più frequenti. Lo studio di questo sistema può quindi permettere, secondo gli autori, di ottenere indirettamente informazioni anche su oggetti più lontani e più difficili da osservare.

Schermata 2017-06-28 alle 08.48.26.png

Alla realizzazione dell’immagine di ARP 299 hanno concorso anche altri telescopi, come Hubble per la componente ottica, Spitzer per l’infrarosso e, sempre per la componente rappresentata dai raggi X, NuSTAR.

A quest’ultima missione, guidata dal Caltech e gestita dal JPL della NASA, contribuisce anche l’ASI, partner della NASA assieme alla Danish Technical University, fornendo la propria stazione di terra di Malindi, in Kenya, il software di riduzione dei dati scientifici sviluppato presso l’ASDC (ASI Science Data Center) e il supporto tecnico e scientifico di un team di studiosi italiani.

Fonte

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...