Alla scoperta dei segreti della Grande Macchia Rossa di Giove


Il prossimo 10 luglio la sonda Juno della NASA sorvolerà a 9mila chilometri di altezza la celebre Grande Macchia Rossa del pianeta Giove, la più grande e affascinante tempesta del Sistema solare. Attese nuove informazioni sulla colossale perturbazione ovale.


 

È trascorso un anno esatto da quando la sonda Juno della NASA è entrata nell’orbita di Giove, e il prossimo 10 luglio sarà impegnata nel sesto sorvolo di osservazione ravvicinata (il cosiddetto flyby) durante il quale punterà tutti e otto i suoi strumenti sulla celebre ‘Grande Macchia Rossa’. Si tratta della più grande tempesta anticiclonica del Sistema solare ed è talmente estesa che potrebbe tranquillamente inglobare un pianeta con dimensioni triple rispetto a quelle della nostra Terra.

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La Grande Macchia Rossa fu descritta per la prima volta nel 1664 dallo studioso britannico Robert Hooke (sebbene alcuni ritengano più autorevole l’osservazione del 1665 ad opera di Giovanni Cassini), e quella attuale viene studiata dalla metà del XIX secolo. Trattandosi di una tempesta, infatti, possiede una forma mutevole, e attualmente si stima che da ovale si stia trasformando in vero e proprio cerchio, perdendo circa mille chilometri di estensione ogni anno.

La sonda Juno raggiungerà il ‘perigiove’ (il massimo avvicinamento al gigante gassoso) lunedì 10 luglio e si troverà ad appena 3.500 chilometri di altezza dalla tempestosa atmosfera del pianeta; 11 minuti e 33 secondi dopo, a una distanza di 40mila chilometri, sorvolerà la Grande Macchia Rossa a un’altezza di 9mila chilometri. “Questa tempesta monumentale ha imperversato sul pianeta più grande del sistema solare per secoli”, ha sottolineato il dottor Scott Bolton, ricercatore principale della missione Juno presso il Southwest Research Institute di San Antonio. “Ora – ha proseguito lo scienziato – Juno e i suoi strumenti scientifici in grado di attraversare le nubi potranno verificare quanto vanno in profondità le radici di questa tempesta, e aiutarci a capire come funziona e cosa la rende così speciale”.

Sebbene la missione di Juno sia destinata a cessare nel 2018, con una durata operativa di molto inferiore rispetto a quella della sonda Cassini attorno a Saturno, il cui tuffo finale – dopo 20 anni di onoratissima carriera – è atteso per settembre di quest’anno, non sono pochi i pericoli a cui essa va incontro nei sorvoli ravvicinati. “Ogni nuova orbita ci avvicina al cuore della cintura di radiazioni di Giove, ma finora il veicolo spaziale ha resistito alla tempesta di elettroni che circondano il pianeta meglio di quanto avremmo potuto mai immaginare”, ha sottolineato l’astronomo Rick Nybakken, responsabile della missione Juno presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA. Non ci resta che attendere il prossimo 10 luglio per sapere cosa scoprirà la sonda.

 

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