Esopianeti sotto pressione a causa delle eruzioni stellari


Un team di ricercatori della NASA ha studiato come le esplosioni sulla superficie delle stelle possano condizionare l’abitabilità di nuovi possibili mondi che vi orbitano intorno. Spazzandone via l’atmosfera, e lasciando così eventuali organismi viventi in balìa delle radiazioni.


Le eruzioni stellari possono condizionare l’eventuale abitabilità di pianeti che vi orbitano intorno. Lo sostiene uno studio del NASA Goddard Flight Center, presentato al National Astronomy Meeting 2017, presso l’University of Hull, in Gran Bretagna.

Lo studio è basato su modelli sviluppati per il Sole, ma poi modificati e applicati ad altre stelle più fredde e piccole, osservate speciali nella caccia agli esopianeti. Gli scienziati della NASA si sono, in particolare, concentrati sullo studio delle atmosfere di nuovi mondi, la cui presenza rappresenta una delle precondizioni per la possibile incubazione di forme di vita.

La ricerca dimostra che le eruzioni stellari sono in grado d’influenzare notevolmente l’esistenza stessa di un’atmosfera in un esopianeta. Possono, infatti, letteralmente spazzarla via. Secondo una delle ipotesi più accreditate, un analogo processo sarebbe stato responsabile della scomparsa dell’atmosfera su Marte. Un pianeta che, secondo le teorie attuali, in passato sarebbe stato molto più simile alla Terra. E potrebbe aver ospitato primitive forme di vita.

Le eruzioni stellari sono enormi esplosioni di plasma dalla regione più esterna dell’atmosfera di una stella. Accompagnate dall’emissione di intensi campi magnetici, perturbano l’ambiente circostante. Nel Sistema Solare possono, ad esempio, danneggiare i satelliti per le telecomunicazioni.

Quando una di queste esplosioni colpisce un esopianeta, comprime la sua magnetosfera, una bolla magnetica che avvolge e protegge il pianeta. Per gli scienziati della NASA, a volte questo effetto è così forte da interessare anche l’atmosfera stessa del pianeta, fino a spazzarla via. Lasciandone così la superficie, e le eventuali forme di vita, in balìa delle radiazioni.

“Immaginavamo che queste esplosioni stellari fossero molto più potenti e frequenti di quelle solari. Quel che ci ha, invece, sorpreso – conclude Christina Kay, alla guida del team di ricerca -, è stato constatare fin dove riuscissero a spingersi”.

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