Indigestione da buco nero


Un team di astronomi britannici ha osservato il pasto di un buco nero supermassiccio al centro di una galassia che danza con una compagna più grande. La voracità del mostro cosmico è tale che il banchetto risulta indigesto, portando all’espulsione di giganteschi archi di materia.


Un pasto indigesto per un buco nero supermassiccio. È lo scenario in cui si è imbattuto un team di astronomi inglesi del Jodrell Bank Centre for Astrophysics dell’University of Manchester, studiando la collisione tra due galassie. I dettagli, in corso di pubblicazione sui Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, sono stati presentati al National Astronomy Meeting 2017.

Le galassie protagoniste sono la cosiddetta galassia Vortice (NGC 5194) e la più piccola NGC 5195 che, a intervalli regolari di centinaia di milioni di anni, intercetta uno dei bracci periferici della compagna. Le due galassie sono impegnate in una danza gravitazionale che, in un futuro lontano miliardi di anni, le porterà a fondersi, diventando una cosa sola.

Secondo gli autori, mentre la galassia NGC 5195 si tuffa nella galassia Vortice, il vorace buco nero supermassiccio presente al suo interno, con una massa pari a circa 19 milioni di volte quella solare, strappa materiale alla compagna più grande, formando un enorme disco di accrescimento. La sua voracità è tale che ad un certo punto questo pasto diventa indigesto e la materia viene espulsa nel mezzo interstellare.

Lo testimonia, ad esempio, un’immagine catturata nel 2016 dal telescopio a raggi X Chandra della NASA. L’osservatorio spaziale ha, infatti, immortalato grandi archi espulsi da questo sistema.

Adesso, nuove immagini ad alta risoluzione del cuore di NGC 5195 ottenute dall’e-MERLIN radio array, unite a osservazioni di archivio del Very Large Array (VLA), Chandra e di Hubble, mostrano in dettaglio come si formano e diffondono queste strutture.

“Si tratta di un evento di proporzioni galattiche, che siamo riusciti a studiare bene a diverse lunghezze d’onda – commenta Hayden Rampadarath, coordinatore del team -. Gli archi all’interno di NGC 5195 hanno un’età di circa 1-2 milioni di anni. Significa che le prime tracce di materia – conclude lo studioso – sono state espulse più o meno quando i nostri antenati imparavano ad accendere i primi fuochi”.

 

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