Roswell, UFO e alieni: cosa è successo davvero 70 anni fa e dove sono gli extraterrestri


8 luglio 1947: con l’Ufo-crash di Roswell si afferma definitivamente la leggenda dei dischi volanti e dei Men in black, oscuri personaggi pagati dal Nuovo ordine mondiale per insabbiare gli avvistamenti ufologici.


Anche se già prima dell’8 luglio 1947 erano stati registrati dei presunti avvistamenti la data dell’ufo-crash di Roswell può essere indicata come quella che segna l’inizio della narrazione ufologica, dando vita a quella che sarà la pseudo-scienza più suggestiva nella cultura popolare di tutto il Mondo, ispirando anche cinema, letteratura e serie Tv. Ecco in sei punti cosa dovete sapere sulla vera storia dell’incidente di Roswell, tra insabbiamenti veri e presunti, attraverso i principali protagonisti e i file desecretati.

Cos’è successo la notte dell’8 luglio

L’8 luglio 1947 viene pubblicata sul Roswell Daily Record una notizia destinata a fare la storia dell’ufologia e della fantascienza mondiale:

“La Raaf cattura un disco volante in un ranch nella regione di Roswell”.

Il giorno dopo sul Fort Worth Morning Star-Telegram si sostiene che doveva trattarsi di un pallone meteorologico, in allegato all’articolo vi erano diverse foto del maggiore Irving Newton accanto ai frammenti del supposto pallone meteorologico.

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L’annuncio dell’Ufo–crash di Roswell.

Oggi sappiamo che questa versione dei fatti è falsa. Saranno gli ufologi americani Stanton Friedman e William Moore a rilanciare il caso dopo due anni di silenzio, puntando sulla versione del disco volante precipitato. Effettivamente esistevano già dei precedenti inspiegabili per l’epoca, mentre gli abitanti di Roswell e delle zone limitrofe lamentarono di aver subito visite da parte di uomini vestiti di nero, mandati dal Governo, piuttosto interessati a recuperare i frammenti di quelli che ufficialmente avrebbero dovuto essere solo dei banali palloni meteorologici.

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Dall’incidente all’ufo-crash

L’ufologia nasce proprio un mese prima, il 24 giugno 1947 con l’avvistamento del pilota Kenneth A. Arnold il quale sostenne di avere avvistato un “oggetto volante non identificato” durante il suo servizio in volo a bordo di un CallAir A-2. Durante una ricognizione alla ricerca di un velivolo disperso osservò nel cielo degli oggetti luminosi schierati in formazione.

Presto la notizia si diffuse mediante autorevoli agenzie di stampa. Il testimone era attendibilissimo e nessuno poteva spiegare quanto da lui descritto se non come la prova di visite da parte di extraterrestri, fino ad allora ipotizzate solo dalla cultura popolare.

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Mappa dei frammenti rinvenuti nel New Mexico.

Il debunker e astronomo Donald Menzel ha fornito diverse spiegazioni riguardo all’avvistamento che risultano molto più probabili della visita aliena, tutt’oggi l’ipotesi più accreditata è una di quelle suggerite da Menzel: Arnold avrebbe visto delle nuvole (conosciute come ‘altocumulus lenticolaris) sui monti a sud del Monte Rainier.

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Un esempio di cosa potrebbe aver visto il pilota Kenneth A. Arnold.

Ma per avere le prime interpretazioni lucide dovranno passare numerosi anni, c’erano insomma tutti i presupposti per poter credere che a Roswell non potesse essere caduto un banale pallone meteorologico, ed effettivamente era una bugia.

Chi sono i Men in Black e gli altri protagonisti

Per farci un’idea di cosa sia successo quella notte nel mezzo del New Mexico dobbiamo farci spazio tra vari equivoci e distorsioni, tanto della stampa quanto di testimoni, poliziotti e militari.

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Secondo Marc Brazel, proprietario del ranch dove i rottami del presunto velivolo vennero trovati, i frammenti erano costituiti da “pezzi di gomma, stagnola, carta piuttosto robusta e asticelle“. Solo quando la notizia dei dischi volanti cominciò a diffondersi Brazel decise di raccontare la sua versione allo sceriffo George Wilcox. Oggi il suo vice Charles Fogus afferma invece che si trattò dei rottami di un disco volante, tralasciando i dettagli di chi trovò per primo i frammenti. Particolari che gli ufologi tendono troppo spesso a trascurare. Senza aver potuto sentire la versione di Brazel, Walter Haut redige la notte stessa – assieme al colonnello Blanchard – il comunicato stampa dell’Ufo-crash di Roswell. Ufficialmente il 509° bombardieri dell’8^ forza aerea di Roswell si sarebbe impossessato di un disco volante precipitato in un ranch. Intanto Brazel custodiva i frammenti nel suo capanno. Quando lo sceriffo venne informato da quest’ultimo venne avvisato il Maggiore Jesse Marcel del 509°, il quale li fece sequestrare.

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Men in Black – L’operazione di insabbiamento.

A questo punto comincia una catena di avvenimenti difficili da spiegare all’epoca. Il generale Roger esibisce i “rottami” parlando di “pallone sonda meteorologico”, ma questa versione verrà presto abbandonata lasciando che la versione ufologica prendesse piede, rafforzata dal fatto che non si sarebbe trattato dell’unico avvistamento e che l’Fbi coi suoi “uomini in nero“, andava a redarguire gli abitanti della zona con fare poco rassicurante sequestrando rottami e intimando di mantenere il silenzio (da qui nasce il mito dei ‘Men in Black’ che diede vita anche alla celebre serie di film).

Tuttavia per qualche strana ragione nessuno stava zitto e a partire dalle pubblicazioni di Friedman e Moore due anni dopo, l’ufo-crash era già di dominio pubblico, senza che vi fosse alcuna reazione da parte delle autorità.

L’insabbiamento dell’Fbi

Oggi grazie alla pubblicazione dei file allora top secret riguardo alla vicenda possiamo finalmente capire lo strano comportamento di militari e poliziotti. A Roswell quella notte non precipitò un banale pallone sonda. Venne veramente attuata una operazione di copertura, ma non per tenerci nascosta l’esistenza dei dischi volanti – cosa che come abbiamo visto sarebbe diventato in breve tempo il “segreto di Pulcinella” dell’ufologia – quindi cosa avvenne realmente? Dobbiamo renderci conto che nel ’47 si era in piena Guerra fredda ma ancora non era del tutto chiaro se l’Unione sovietica avesse già le bombe atomiche, la Seconda guerra mondiale era finita da appena due anni e il muro di Berlino doveva ancora essere costruito. Ancora non esisteva nemmeno la Cia bensì l’Oss (Ufficio servizi strategici), che per la prima volta univa assieme i servizi segreti dei vari corpi militari americani, anche il Kgb (Comitato per la sicurezza dello Stato), non avrebbe visto la luce prima degli anni ’50. Le rispettive spie sapevano molto poco l’uno dell’altro. Entrambe le fazioni studiavano metodi per carpire informazioni dall’avversario, anche attraverso la scienza e la tecnologia. Washington aveva l’esigenza di sapere il prima possibile se Mosca era già in grado di usare l’atomica ed esisteva un modo per scoprirlo evitando di inviare degli agenti in loco, senza per altro sapere esattamente dove andare a cercare. Nacque così il progetto Mogul.

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Cos’era il progetto Mogul?

Consisteva nell’utilizzo di appositi palloni sonda dotati di speciali apparecchi in grado di captare – ad una precisa quota – i rumori che ci si aspetterebbe di registrare in caso di sperimentazioni di bombe nucleari. Il problema dell’utilizzo di questa tecnologia stava nel fatto che tali palloni erano difficili da manovrare e prima o poi precipitavano a terra, costringendo militari e polizia federale a correre in giro per gli Stati Uniti a recuperarli. Da un lato non si poteva spiegare di cosa si trattava realmente, dall’altro parlare di palloni sonda avrebbe comunque allertato le spie sovietiche, così l’idea di lasciar correre la tesi del disco volante sembrò da subito l’ideale. Ad ogni modo sarebbe stato ridicolo pensare di poter usare questa copertura a lungo. Così l’operazione poco tempo dopo venne sospesa.

Area 51, retro-ingegneria aliena e mito dei Grigi

Non è la prima volta che un pallone sonda metteva in imbarazzo il governo americano. Uno durante la Seconda guerra mondiale fu la causa della “battaglia di Los Angeles”, termine suggestivo con cui si definisce uno dei falsi allarmi più imbarazzanti della Storia. Nel febbraio del 1942 gli Americani erano in guerra da pochi mesi e nella costa occidentale c’era la psicosi – comprensibilissima – di una imminente invasione giapponese. Così una notte l’avvistamento di un pallone sonda scambiato per velivolo nemico si tramutò nel giro di poco tempo in una sparatoria da parte della difesa americana contro il nulla. Una delle foto di quella notte immortala i fari della contraerea incrociati assieme – che restituiscono l’immagine di quello che può effettivamente sembrare un disco volante – dopo il 1947 tale immagine venne facilmente decontestualizzata e utilizzata come “prova” dell’attacco alieno. Anche in questo caso risultò più conveniente lasciar girare la versione ufologica piuttosto che ammettere di aver messo a rischio i civili durante un falso allarme clamoroso.

Il rapimento dei coniugi Hill. 

L’ansia gioca brutti scherzi anche in tempo di pace. Pensiamo al primo caso di “rapimento alieno” che avrebbe coinvolto i coniugi Betty e Barney Hill una notte del 1961. La vicenda è successiva di oltre dieci anni, così come le versioni dei presunti testimoni di Roswell che pian piano cominciano a parlare di corpi alieni nella zona dell’ufo-crash. Come si suol dire “tutto fa brodo” ed ogni fenomeno che può adattarsi ad una narrazione può essere riciclato per arricchirla, facendola sembrare ulteriormente “dimostrata”, mentre invece quando trattiamo casi come quello di Roswell dobbiamo tener conto di una continua “riscrittura” della vicenda, in forza delle suggestioni dettate dalla cultura popolare. Nel caso del rapimento degli Hill sappiamo oggi che  – mediante l’uso dell’ipnosi regressiva eseguita sui coniugi – la visione di una serie televisiva di fantascienza popolare all’epoca fornì tutti gli elementi iconografici del presunto rapimento. Del resto la stessa figura dell’alieno grigio non era nuova, il primo a utilizzarla fu uno dei padri della fantascienza H. G. Wells.

L’Area 51 completa il mito.

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Ad un certo punto tutta la narrativa complottista legata agli avvistamenti ufologici confluisce nella base segreta per antonomasia. L’Area 51 grazie a rivelazioni molto improbabili – spesso legate alla vendita dell’ultimo libro del testimone di turno – è divenuta presto il luogo in cui vengono nascosti i rottami del disco volante precipitato a Roswell, si parla anche di corpi alieni ospitati laggiù e di esperimenti di retro-ingegneria aliena, insomma buona parte della tecnologia attuale si spiegherebbe con lo studio dei frammenti trovati a Roswell, mentre basta consultare i manuali scolastici per scoprire che esiste un filo conduttore coerente che parte dai primi studi sull’elettricità e i semiconduttori, portandoci al computer che usiamo tutti noi a casa. Eventuali suggerimenti da parte di civiltà aliene appaiono così del tutto irrilevanti.

Il filmato di Ray Santilli: autopsia dell’alieno

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Dal 1947 in poi la vicenda di Roswell si arricchisce sempre più, ispirata da nuovi elementi mitologici. Così dai frammenti di stagnola trovanti dal proprietario di un ranch si arriva a testimonianze riguardanti l’occultamento di copri alieni e di tecnologia futuristica celata nell’Area 51. Qualcuno pensa di dare un spinta in più mettendo in circolazione il filmato di una autopsia eseguita sul corpo di uno dei fantomatici alieni di Roswell. La rivelazione partì nel 1995 e l’autore rimase ignoto fino al 2006. Si tratta di John Humphreys – anche se non fece tutto da solo – ed è noto proprio come esperto di effetti speciali, impiegato nella realizzazione di fiction fantascientifiche quali Max Headroom e Doctor Who, anche se quando il filmato cominciò a girare uno dei più grandi maestri degli effetti speciali, Carlo Rambaldi (padre di ET), lo liquidò subito come una rappresentazione scadente.

Lo stesso Humphreys è uno dei “chirurghi” rappresentati mentre eseguono l’autopsia. Prima ancora della sua confessione è stato possibile individuare diversi aspetti del filmato che all’occhio di un esperto ne rivelano l’infondatezza. Altre testimonianze riguardanti l’avvistamento di cadaveri nei giorni successivi all’ufo-crash potrebbero spiegarsi invece col fatto che nel New Mexico si eseguivano test nucleari, dove venivano impiegati degli appositi manichini, come quelli dei crash-test sulle auto.

Il filmato invece è noto come quello di “Ray Santilli” semplicemente perché si tratta del produttore che si fece carico di presentarlo alle reti televisive di tutto il Mondo, riuscendo a venderlo anche alla Rai.

 

Fonte

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