Sull’orlo della sesta estinzione di massa


In tutto il mondo stanno diminuendo sia le popolazioni sia le aree di diffusione di buona parte dei vertebrati. Lo mostra uno studio che conferma i risultati di altre ricerche secondo cui siamo alle porte della sesta estinzione di massa nella storia della Terra.


 

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Esemplare di salamandra: questo animale è tra i più minacciati tra gli anfibi della Terra.

La perdita di diversità biologica è uno dei problemi globali più gravi causati dagli esseri umani. Il 41 per cento di tutte le specie di anfibi e il 26 per cento di quelle di mammiferi sono state incluse nella lista delle specie in pericolo di estinzione compilata dall’International Union for Conservation of Nature (IUCN). Sotto accusa sono la perdita di habitat, la diffusione di organismi invasivi, l’inquinamento, la dispersione di sostanze tossiche e il cambiamento climatico.

Una nuova analisi pubblicata sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” firmata da Gerardo Ceballos della Universidad Nacional Autonoma de Mexico a Città del Messico, e Paul Ehrlich e Rodolfo Dirzo della Stanford University, negli Stati Uniti, va oltre la semplice valutazione del pericolo di estinzione: i ricercatori hanno mappato gli areali, cioè le zone geografiche di diffusione di 27.600 specie di uccelli, anfibi, mammiferi e rettili; così hanno ottenuto un campione rappresentativo di circa metà di tutte le specie di vertebrati, e analizzato le perdite di popolazioni in un campione di 177 specie di mammiferi tra il 1990 e il 2015.

I risultati dell’analisi hanno mostrato che più del 30 per cento delle specie di vertebrati sta subendo un declino sia dell’areale sia della dimensione della popolazione. In particolare, se si considerano i soli mammiferi, tutte le specie hanno perso il 30 per cento o più dei loro areali, e più del 40 per cento ha perso oltre l’80 per cento del proprio areale. Le regioni tropicali sono quelle in cui si registra il maggior numero di specie di mammiferi in calo di popolazione; se però si guarda ai dati relativi sul totale delle specie, il triste primato spetta alle regioni temperate: in queste aree il rapporto tra numero di specie

in crisi rispetto al numero complessivo di specie è il più elavato.

A essere particolarmente colpiti sono i mammiferi del Sudest asiatico: in quest’area, tutte le specie di mammiferi di grandi dimensioni hanno perso più dell’80 per cento degli areali.

I ricercatori forniscono anche una stima impressionante: i dati “indicano che il 50 per cento del numero di individui animali che una volta hanno condiviso la Terra con noi non c’è più, così come miliardi di popolazioni”. Si tratta, secondo gli autori, di una “massiccia erosione della più grande biodiversità mai esistita sulla faccia della Terra”.

La perdita di biodiversità e di popolazioni non potrà che riverberarsi su molte attività svolte dagli animali, e di cui gli esseri umani non possono fare a meno per la loro sopravvivenza: l’impollinazione dei fiori da parte delle api è quella più nota e più spesso ricordata. Ma ci sono anche la purificazione delle acque delle zone umide e il controllo delle specie infestanti.

Il fenomeno del depauperamento progressivo di popolazione e areali dei vertebrati viene descritto dagli autori come un “annichilimento biologico” e conferma quella che è già stata descritta come la sesta estinzione di massa della storia della Terra.

“L’enorme declino di popolazioni e di specie riflette la nostra mancanza di empatia verso tutti gli animali selvatici che sono stati nostri compagni fin dalle origini dell’umanità”, ha concluso Ceballos. “È il preludio della scomparsa di molte altre specie e del declino dei sistemi naturali che hanno reso possibile la civilizzazione.”

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