Le diete vegetariane e vegane non sono necessariamente più sane


Non tutte le diete vegetariane sono uguali. Alcune, per esempio, potrebbero aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiache.


Diamo ormai per assodato che frutta e verdura fanno bene e che la carne rossa andrebbe consumata con una certa moderazione. Ma eliminare completamente dalla nostra alimentazione la carne potrebbe non essere necessariamente sinonimo di dieta più salutare (nulla da dire sul versante etico). A riferirlo in uno studio apparso sul Journal of the American College of Cardiology sono stati i ricercatori della Harvard Medical School, secondo cui seguire una dieta vegetariana o vegana implicherebbe il consumo di molti alimenti lavorati, come bevande zuccherate e patatine fritte, con il conseguente aumento della probabilità di sviluppare malattie cardiache.

In precedenza, diverse ricerche avevano dimostrato i molteplici benefici delle diete a base vegetale, suggerendo che le persone che vi aderivano presentassero una migliore salute cardiovascolare. Tuttavia, questi studi tendevano a raggruppare tutte le diete vegetariane in un unico gruppo, senza fare una vera distinzione. Ma il mondo reale è molto più complicato.

“Questi studi sulle diete vegetariane e vegane non hanno fatto una vera e propria distinzione tra le diverse qualità di cibo vegetale”, spiega l’autore principale Ambika Satija, della Harvard Medical School. “È vero che alcuni alimenti, come frutta e verdura, sono associati a un minor rischio di diabete e malattie cardiovascolari. Ma altri alimenti, invece, come le bevande zuccherate, sono effettivamente associate a un aumento di questo rischio”.

Satija e il suo team di ricercatori sono giunti a questa conclusione usando dati dello studio Nurses Health Study, che comprendeva 73mila donne, Nurses Health Study 2, che comprendeva 92.

329 donne e, infine, Health Professionals Follow-up Study, che comprendeva 43.259 uomini. In generale, questi studi sono stati svolti chiedendo ai partecipanti ogni due o quattro anni cosa e quanto avesse mangiato. Servendosi di queste informazioni, i ricercatori hanno poi creato tre gruppi: il primo comprendeva le persone che seguivano prevalentemente una dieta vegetariana, ma che ogni tanto consumavano prodotti di origine animale; il secondo gruppo era composto da persone che seguivano un’alimentazione vegetariana sana, ovvero quelli che consumavano molti legumi, cereali, noci, frutta e verdura, e non tanti grassi animali, patate fritte e bevande zuccherate. E, infine il terzo gruppo era composto da persone che seguivano a una dieta vegetariana non salutare, consumando cioè molti più zuccheri, succhi di frutta e cereali lavorati.

Analizzando i dati, il team di ricercatori ha scoperto che le persone del secondo gruppo avevano un rischio di sviluppare malattie cardiache molto ridotto rispetto a quelli del primo e del terzo gruppo, suggerendo quindi che non tutte le diete vegetariane sono uguali. Ma attenzione: bisogna sottolineare che lo studio, come la maggior parte di quelli nutrizionali, è osservazionale: ciò vuol dire che il team di ricercatori ha semplicemente osservato i dati riferiti spontaneamente dalle persone relativamente alla propria alimentazione, e che ci quindi potrebbero esistere altre variabili (per esempio inerenti allo stile di vita, come fumo, attività fisica, etc.) che potrebbero avere un peso nelle differenze osservate nei tre gruppi.

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