UN ESOPIANETA TERRESTRE


Un team internazionale di astronomi ha individuato, grazie ai dati raccolti dalla missione Kepler, un nuovo pianeta simile alla Terra, a circa 310 anni luce dal Sistema Solare. La sua caratteristica è un’orbita molto breve. Su questo nuovo mondo un anno dura appena un’ora e mezza.


Compie un’orbita completa intorno alla propria stella madre in un tempo molto breve: appena quattro ore e mezza. È il secondo periodo orbitale più breve che si conosca tra le migliaia di nuovi mondi scoperti finora dagli scienziati.

Denominato EPIC 228813918 b, è un esopianeta simile alla Terra, distante circa 310 anni luce dal Sistema Solare. A individuarlo, un team internazionale di astronomi coordinato dall’Institute of Planetary Research del German Aerospace Center (DLR).

Schermata 2017-07-22 alle 09.48.51

I dettagli sono illustrati in uno studio in corso di pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e già on line su arXiv.org.

Per scovarlo, gli scienziati hanno utilizzato i dati raccolti dai sofisticati occhi del cacciatore di esopianeti Kepler, nel corso di una campagna osservativa tra luglio e settembre del 2016.

Il metodo è quello impiegato spesso dai planetologi nelle ricerche di nuovi mondi. Lo studio della diminuzione della radiazione luminosa emessa dalla stella madre per il transito del pianeta che le orbita intorno, e che provoca piccole e brevi eclissi. L’analisi dei dati e il confronto con precedenti immagini, ad esempio di coppie di binarie, ha confermato che si tratta di un nuovo pianeta, e non di un sistema binario con la stella EPIC 228813918 eclissata da una compagna.

Schermata 2017-07-22 alle 09.49.20

Il pianeta è di poco più piccolo della Terra, ma molto più massivo. La sua massa supera, infatti, quella di Giove. Le analogie con la Terra sono legate anche alla presenza di un nucleo di ferro, circondato da un mantello di silicati.

Gli scienziati tedeschi, nel loro studio, si sono avvalsi anche del contributo di altri telescopi basati a terra. Come il Subaru Telescope e il Keck I Telescope, entrambi a Mauna Kea, nelle Hawaii, il WIYN telescope presso il Kitt Peak National Observatory, in Arizona, e il NOT Telescope del Roque de Los Muchachos observatory, a La Palma. Gli autori sottolineano che lo studio di sistemi planetari estremi, con periodi orbitali molto brevi, può aiutare a comprendere meglio i processi di formazione dei pianeti.

Fonte

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