La mappa del Cosmo invisibile


Realizzata una nuova mappa dell’elusiva materia che permea un quarto dell’Universo. Una mappa che tiene conto della distribuzione delle galassie osservate in 3D dallo Sloan Digital Sky Survey, e della velocità dei filamenti di materia oscura che formano l’impalcatura del Cosmo.


Rimane uno dei più intriganti misteri dell’Universo, e una delle sfide più ardue per gli scienziati. Capire la natura della materia oscura. Invisibile ai tradizionali strumenti di osservazione, fa sentire i suoi effetti solo grazie alla gravità.

Gli scienziati stanno provando a imbrigliarla, studiando l’evoluzione dell’Universo e guardando nelle pieghe più intime della materia. Ma finora non sono riusciti a capire di cosa sia fatta questa materia che permea un quarto del Cosmo, e dà conto dell’85% della sua massa.

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Un piccolo aiuto arriva adesso da una nuova mappa della materia oscura (in foto), realizzata da un team internazionale di cosmologi coordinati dall’University of Portsmouth, nel Regno Unito, nell’ambito della campagna osservativa Sloan Digital Sky Survey (SDSS), e illustrata in uno studio pubblicato sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics.

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Probabilità di rilevamento per diversi tipi di struttura (da sinistra a destra: vuoti, sheet, filamenti e cluster), nel web cosmico come osservato dall’analisi Sloan Digital Sky. I tipi di struttura sono classificati utilizzando DIVA, un algoritmo che riflette la tendenza dinamica, anziché la configurazione della densità di corrente. 

Realizzata con l’aiuto di modelli computerizzati, la mappa tiene conto della distribuzione delle galassie nel Cosmo e della velocità dei filamenti di materia oscura. Strutture che formano un’invisibile e intricata trama, che disegna una sorta d’impalcatura dell’Universo.

La base di partenza è rappresentata dai dati raccolti dallo SDSS tra il 2000 e il 2008. Dati che hanno permesso di realizzare una mappa di in 3D di uno spicchio di cielo che abbraccia più di 900 mila galassie. E che si spinge indietro nel tempo di due miliardi di anni. Secondo gli autori, la mappa rappresenta un importante contributo per la comprensione delle caratteristiche della materia oscura. In attesa di svelarne l’identikit.

Fonte

 

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