Le comete distanti e di ampie dimensioni sono più comuni di quanto ritenuto


Nel novero dei corpi celesti con la chioma, quelli distanti e di ampie dimensioni sono più comuni di quanto ritenuto. Lo afferma un recente studio, basato sui dati di WISE della NASA e pubblicato su The Astronomical Journal.


 

Per compiere un’orbita intorno al Sole possono anche impiegare secoli e trascorrono gran parte del loro ciclo di vita lontano dal nostro sistema planetario, circostanza che ne rende difficile l’osservazione: stiamo parlando delle comete, protagoniste di un nuovo studio mirato ad approfondire le caratteristiche di questi suggestivi corpi celesti.

La ricerca, che riguarda la diffusione delle comete più distanti (long-period comets) e più grandi, è stata illustrata nell’articolo “Debiasing the NEOWISE Cryogenic Mission Comet Populations”, pubblicato di recente su The Astronomical Journal. Gli autori dello studio, coordinato dall’Università del Maryland, hanno utilizzato i dati raccolti dalla sonda WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer) della NASA durante la sua prima missione.

Le informazioni raccolte da WISE, che ha passato il cosmo al setaccio nella lunghezza d’onda dell’infrarosso, hanno fornito alla comunità scientifica nuovi spunti di indagine sulla realtà delle comete. Gli esperti, infatti, utilizzando i dati di 8 mesi di osservazioni, hanno constatato che quelle più lontane e caratterizzate da un più ampio diametro del nucleo (almeno 1 chilometro) sono più numerose di circa sette volte rispetto a quanto ritenuto precedentemente.

Inoltre, è emerso che questo tipo di comete sono, in media, grandi fino a due volte quanto quelle appartenenti alla famiglia delle gioviane (Jupiter family comets), corpi celesti le cui orbite sono influenzate dalla forza di gravità del ‘re’ del Sistema Solare.

Gli autori dello studio ritengono che l’esistenza di così tante comete distanti, il cui viaggio dalla regione di origine – la Nube di Oort – è iniziato milioni di anni fa, sia significativa per la loro interazione con i pianeti.

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Il paper, infatti, ipotizza che probabilmente molte di esse abbiano avuto impatti con i pianeti, liberando su di essi materiali ghiacciati provenienti dalle pieghe più remote del Sistema Solare.

La missione WISE, lanciata il 14 dicembre 2009 dalla base di Vandenberg in California, è stata in attività fino all’inizio del 2011, immortalando all’infrarosso milioni di oggetti tra cui stelle, asteroidi e galassie remote. Per la comunità scientifica, quindi, la messe di dati di WISE costituisce tuttora una vera e propria miniera che continua a riservare sorprese.

Dopo due anni di meritato riposo, nel settembre 2013 la sonda è stata rimessa in funzione dalla NASA con l’obiettivo di scrutare i NEO (Near Earth Objects) e per l’occasione è stata ribattezzata NEOWISE.

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