Cassini riprende una nuova aurora sul polo sud di Saturno


La sonda della NASA Cassini ha nuovamente immortalato un’aurora aliena, la prima del Grand Finale e forse l’ultima (nel visibile) di tutta la missione.


In una breve sequenza di 46 immagini scattate il 20 luglio 2017, tra le 20:18 e le 21:29 UTC, una vistosa aurora serpeggia sul polo sud di Saturno.

Purtroppo le immagini, riprese nel visibile dalla Narrow Angle Camera del sistema di imaging ISS (Imaging Science Subsystem), sono a bassa risoluzione (solo 256×256 pixel) e mostrano molto rumore ed artefatti dovuti alla compressione, come sempre accade durante questo tipo di attività con esposizioni lunghe e scarsa illuminazione (sonda stava guardando la porzione in ombra del pianeta).

Ma il risultato ottenuto è, forse, uno dei più sorprendenti: in questi frame, non solo è ben visibile la lenta danza delle emissioni aurorali ma si vede anche come queste si accendano particolarmente ad una certa quota dal profilo di Saturno, stimata tra i 60 ed i 70 chilometri1. Come onde che infrangono sugli scogli, il gas ionizzato interagisce con il potente campo magnetico del pianeta. Non vedo l’ora di poter leggere qualche approfondimento scientifico su queste immagini per saperne di più!

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In generale, sulla Terra le aurore sono tendenzialmente verdi in basso e rosse in alto perché l’atmosfera è in prevalenza composta da ossigeno ed azoto, mentre su Saturno si ha un’abbondanza di idrogeno ed i colori variano tra il rosso ed il viola. Questo gas è anche leggero per cui il fenomeno può manifestarsi lontano dal pianeta.

Nel filmato che segue le immagini sono state migliorate e riprodotte ad una velocità decisamente superiore rispetto a quella reale: l’animazione mostra prima i frame con dimensione originale e successivamente un dettaglio ingrandito il doppio e due volte più veloce.

Le osservazioni del polo sud di Saturno non illuminato facevano parte degli obiettivi dell’orbita 284 del Grand Finale (dal 16 luglio al 22 luglio).

Ora la Cassini è nell’orbita 286 durante la quale lo studio delle emissioni aurorali con lo spettrometro VIMS (Visible and Infrared Mapping Spectrometer) restituirà i migliori dati dell’intera missione.

Fonte

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