Trovato un modo per fermare l’invecchiamento nelle cellule umane


Alcuni scienziati hanno lavorato sui telomeri, la parte terminale dei cromosomi la cui lunghezza corrisponde più o meno all’età di un individuo.


L’unica cosa certa nella vita è che tutti presto o tardi moriremo. Gli umani si impegnano da tempo a cercare di raggiungere l’immortalità, perlomeno per cercare di vivere oltre i 100 anni. Molte persone pensano che ci stiamo avvicinando sempre più a quel momento, e una nuova ricerca contribuisce indubbiamente ad alimentare questa ipotesi: questi scienziati, infatti, dicono di essere riusciti a invertire l’invecchiamento nelle cellule umane.

“Possiamo rendere delle cellule invecchiate più giovani,” ha spiegato il Dr. John Cooke, del dipartimento di scienze cardiovascolari dello Houston Methodist Research Institute, principale autore del paper pubblicato lunedì sul Journal of the American College of Cardiology. Il team di Cooke ha lavorati sui telomeri delle cellule di un paziente — le regioni terminali alla fine dei cromosomi la cui lunghezza corrisponde più o meno all’età del soggetto.

I telomeri sono l’obiettivo preferito della comunità scientifica anti-invecchiamento. Ma ci sono ancora delle buone ragioni per non credere che siamo riusciti improvvisamente a trovare la fontana della giovinezza.

Nel nuovo studio, il team di Cooke ha preso delle cellule da dei bambini affetti da progeria, una rara malattia genetica che fa invecchiare il paziente estremamente in fretta. “Questi bambini perdono i capelli, soffrono di osteoporosi. Sembrano sciupati e vecchi,” mi ha spiegato al telefono. Questi bambini di solito vivono fino ai primi anni della loro adolescenza, e vengono a mancare poi a causa di un infarto o di un ictus. Questo tipo di pazienti ha disperato bisogno di nuove tecniche per riuscire a prolungare la vita delle cellule.

2c67597bc4cf55bffa4e3c104ea5346a.jpg

Il paper evidenzia che 12 dei 17 partecipanti a questo studio (che avevano dagli 1 fino a 14 anni di età) avevano telomeri più corti, simili a quelli che si trovano nelle cellule di un 69enne in salute. Cooke ha spiegato che le loro cellule possono aiutarci a comprendere meglio il processo di invecchiamento negli umani in salute.

Il team di Cooke ha usato una tecnologia chiamata ‘RNA therapeutics’, che invia l’RNA direttamente nelle cellule per spronarle a produrre la telomerasi, una proteina che allunga i telomeri. La tecnica ha migliorato la longevità delle cellule e il loro funzionamento. Prima di operare questa tecnica, le cellule “si moltiplicavano con fatica e morivano facilmente,” ha spiegato Cooke. Dopo la procedura, “le cellule hanno cominciato a proliferare normalmente, si è trattato di un miglioramento radicale.” I sintomi dell’invecchiamento, come il rilascio di proteine che contribuiscono alle infiammazioni, hanno cominciato a ridursi.

Ovviamente, le cellule in vitro sono diverse da un essere umano vivente intero. Cooke crede che, anche se c’è ancora moltissima ricerca da fare, quest risultati siano un segnale promettente e che potrebbero avere molteplici applicazioni nella lotta contro le malattia relative all’invecchiamento. “Quando allunghiamo i telomeri, possiamo invertire molti dei processi associati con l’invecchiamento,” ha spiegato in un video che accompagna la ricerca.

Questo studio segue la strada solcata da altre ricerche che evidenziano il collegamento tra i telomeri e l’invecchiamento e il potenziale anti-invecchiamento della telomerasi. Nel 2010, un paper di alto profilo pubblicato su Nature descriveva come delle cavie a cui veniva fatta mancare la telomerasi finivano per invecchiare più velocemente, ma ringiovanivano una volta che la proteina veniva somministrata. La telomerasi sta raccogliendo enorme interesse da parte della comunità anti-invecchiamento, e online circolano diversi supplementi che affermano di essere degli “attivatori della telomerasi.”

Secondo il Dr. Peter Lansdorp, professore di medicina genetica alla University of British Columbia e scienziato della BC Cancer Agency, bisogna andarci piano quando si parla delle proprietà miracolose della telomerasi. Ha spiegato che, nonostante l’entusiasmo, c’è ancora moltissimo da imparare.

I telomeri tendono ad accorciarsi mentre invecchiamo, ma second Lansdorp la correlazione tra questi due fattori non è interamente diretta. “Non è difficile trovare un 70enne con telomeri più lunghi di quelli di un adolescente,” ha spiegato in una mail. E ci sono anche delle buone ragioni per credere che i telomeri tendano ad accorciarsi con l’invecchiamento: è un “meccanismo di difesa contro i tumori,” come spiegato da Lansdorp. Le nostre cellule smettono di dividersi e muoiono quando i telomeri diventano troppo corti. Se ciò non succedesse, saremmo esposti ad un rischio decisamente maggiore di sviluppare un cancro.

Cooke pensa che presto assisteremo allo sviluppo di trattamenti che mirano a influenzare “i meccanismi dell’invecchiamento.”

I trattamenti che attivano la telomerasi potrebbero avere del potenziale, spiega Lansdorp, ma solo sotto certe condizioni. “Per esempio, se fosse possibile allungare i telomeri nelle cellule che producono il sangue, queste cellule potrebbero essere usate come punto di partenza per nuove terapie su dei pazienti selezionati,” ha spiegato. Ciononostante, rimpiazzare un cuore o un rene difettoso sviluppato interamente a partire dalle cellule di un paziente è ancora “fantascienza,” secondo Lansdorp.

Cooke, dalla sua, spera di poter traslare ciò che ha visto succedere alle cellule nel laboratorio sui pazienti — primi fra tutti, i bambini affetti da progeria. Una sfida, ha spiegato, riguarda il capire come inviare il trattamento direttamente nelle cellule dei pazienti, e un’opzione potrebbero essere le nanoparticelle.

Cooke pensa che la nostra generazione assisterà allo sviluppo di trattamenti che mirano a influenzare i “meccanismi dell’invecchiamento,” e per estensione anche tutte quelle malattia che con la vecchiaia ci colpiscono.

Per quanto riguarda l’immortalità, invece, Lansdorp è piuttosto scettico. L’immortalità “non è un obiettivo perseguito dagli scienziati seri,” ha spiegato. I nostri corpi sono mortali per definizione, quindi forse dovremmo semplicemente deciderci ad uploadare le nostre menti in dei corpi robotici.

Fonte

Annunci