Wasp-121b un mondo torrido a 900 anni luce da noi


La temperatura gliel’ha presa lo Hubble Space Telescope osservandolo in infrarosso, ed è un valore da togliere il fiato: il “gioviano caldo” Wasp-121b è circondato da una stratosfera di vapore incandescente. I risultati oggi su Nature.


Stremati da Lucifero, l’anticiclone africano che sta tenendo mezza Italia incollata ai condizionatori? Se può consolarvi, oggi sulle pagine di Nature si descrive un mondo dove questo nostro agosto rovente rappresenterebbe un’oasi di frescura. Si chiama Wasp-121b, si trova a circa 900 anni luce da noi ed è uno di quei mondi che gli astronomi etichettano come hot Jupiters, gioviani caldi: grandi quanto e più di Giove, ma caldi – causa la ridottissima distanza dalla stella ospite – assai più di Mercurio. Wasp-121b, in particolare, ha una massa pari a 1.2 volte quella del gigante del Sistema solare, e un diametro quasi doppio (1.9 volte). Un mondo a bassa densità, insomma. Ma, come dicevamo, con un’atmosfera infernale: ad altitudini elevate sfiora i 2500 gradi. Roba da liquefare il ferro e portare a ebollizione parecchi metalli.

Ad accorgersene, usando gli spettri raccolti dal telescopio spaziale Hubble, è stato un team di ricercatori guidato da Tom Evans della University of Exeter. La loro misura è la conferma a oggi più convincente dell’esistenza di una stratosfera in un pianeta extrasolare. Vale a dire, di un’atmosfera nella quale, a una certa altitudine, la temperatura aumenta rispetto a quella degli strati più bassi. Fenomeno comune nel Sistema solare – avviene, grazie al metano, su Giove e Titano, e grazie all’ozono anche qui sulla Terra – ma mai riscontrato prima con certezza negli esopianeti conosciuti.

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Cosa lo renda possibile su Wasp-121b non è ancor chiaro. Certo, la temperatura mozzafiato del vapor d’acqua che avvolge il pianeta è dovuta senza dubbio all’orbita strettissima, una rivoluzione ogni 1.3 giorni (Giove, tanto per fare un confronto, impiega quasi 12 anni a fare un giro completo attorno al Sole). Ma quali elementi o molecole ne causino l’innalzamento – di ben 560 gradi – all’aumentare della quota è tutto da scoprire. In pole position ci sono l’ossido di vanadio e l’ossido di titanio, composti abbastanza comuni nelle nane brune, ma per averne conferma occorrerà probabilmente attendere l’entrata in funzione del James Webb Space Telescope.

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