Campi Flegrei: sorgente di magma preoccupa gli esperti


Attraverso tecniche sismologiche un team di ricerca internazionale ha individuato una sorgente del magma o “zona calda” al di sotto di Pozzuoli, a 4 chilometri di profondità. L’attività del supervulcano dei Campi Flegrei preoccupa gli scienziati.


Scoperta sotto a Pozzuoli la prima prova diretta di una sorgente del magma – nota anche col nome di “zona calda” – del supervulcano dei Campi Flegrei, un elemento chiave per poter determinare dove e come la potenziale e temutissima eruzione potrebbe avvenire. La posizione del magma che alimenta l’enorme caldera, che si estende per oltre cento chilometri quadrati, è stata individuata attraverso tecniche sismologiche da un team di ricerca internazionale coordinato dall’Università di Aberdeen (Scozia). Alle indagini hanno collaborato l’INGV Osservatorio Vesuviano, il laboratorio RISSC dell’Università di Napoli e l’Università del Texas di Austin.

Il dottor Luca de Siena dell’ateneo scozzese, autore principale della ricerca, ha sottolineato che la zona calda si estende verso il mare a una profondità di circa quattro chilometri. “Anche se questa è la posizione più probabile di una piccola parte del magma, potrebbe anche essere la porzione superiore riscaldata di una camera magmatica più ampia, situata ancora più in profondità”, ha sottolineato lo studioso italiano. La ricerca suggerisce che negli anni ’80, quando nell’area è stata registrata attività sismica, a impedire l’eruzione del magma sarebbe stato uno strato di roccia di un paio di chilometri, che avrebbe spinto il fluido a spostarsi lateralmente nel sottosuolo. Tuttavia, poiché da oltre trenta anni l’attività sismica risulta molto più blanda, è possibile che la pressione all’interno della camera magmatica stia aumentando sensibilmente, catalizzando il rischio di una devastante eruzione esplosiva.

“Qualunque cosa abbia prodotto l’attività sotto Pozzuoli negli anni ’80 è migrata altrove, per cui il pericolo non si trova soltanto nella stessa zona, ma potrebbe essere molto più vicino a Napoli, che è densamente popolata”, ha sottolineato de Siena. Ciò che devono comprendere gli scienziati e se il magma stia effettivamente salendo verso la superficie oppure stia scivolando verso il mare, uno scenario molto meno preoccupante. In ogni caso, non c’è dubbio “che il vulcano stia diventando più pericoloso”, ha concluso il ricercatore dell’ateneo scozzese.

L’ultima grande eruzione dei Campi Flegrei avvenne nel 1538, e nel secolo precedente si registrarono fenomeni simili a quelli documentati negli ultimi 70 anni, concentrati tra gli anni ’50, ’70 e ’80. Tra essi, attività sismica e sollevamento del terreno. Per questa ragione alcuni scienziati ritengono che la caldera possa essere vicina alla cosiddetta fase critica che precede l’eruzione, aggiungendo che le autorità dovrebbero essere preparate a fronteggiare un simile scenario. Del resto nell’area vivono oltre 360mila persone, mentre circa un milione si trovano a Napoli. Non vi è ancora certezza di un’eruzione, ma i segnali del supervulcano sono preoccupanti e simili a quelli che hanno preceduto altri eventi eruttivi, come quello del Rabaul in Papua Nuova Guinea e dello El Hierro alle Isole Canarie. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports del circuito di Nature.

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