Su Mercurio c’è più ghiaccio di quel che si pensasse: nuovi depositi ai poli e nei crateri


Analizzando i dati della sonda Messenger della NASA, un team di ricerca ha scoperto 3 nuovi grandi depositi di ghiaccio all’interno di crateri e altri più piccoli e frammentati al polo nord. Questi ultimi andranno confermati.


Sul pianeta Mercurio è presente più ghiaccio di quel che si pensasse, distribuito all’interno di tre grandi crateri ma anche su un’estesa superficie polare, in depositi più piccoli e frammentati. Lo hanno determinato ricercatori della Brown University di Providence (Stati Uniti) in collaborazione con esperti del Goddard Space Flight Center della NASA, che hanno studiato a fondo i dati catturati dalla sonda Messenger, in orbita attorno al piccolo pianeta tra il 2011 e il 2015. Si tratta di una notizia particolarmente interessante per via delle estreme condizioni climatiche di Mercurio, il primo pianeta del Sistema solare e dunque il più vicino al Sole, dove di giorno le temperature superficiali possono raggiungere i 427° centigradi.

Cercare ghiaccio in un mondo così ‘rovente’ potrebbe apparire una follia, eppure, a causa di un’estrema escursione termica, di notte si raggiungono i -173° centigradi, un dato che assieme all’assenza di un’atmosfera garantisce la possibilità della presenza di ghiaccio. Non ovunque, naturalmente, ma nelle regioni polari e nel cuore dei crateri più profondi, dove i raggi solari non riescono ad arrivare. I primi indizi della presenza di ghiaccio sul pianeta furono trovati negli anni ’90, grazie a potenti telescopi che individuarono aree più brillanti e riflettenti. A causa della scarsa inclinazione di Mercurio andare a caccia di ghiaccio non era comunque semplice, così prove più consistenti sono state trovate soltanto nel 2011, proprio grazie alla sonda Messenger della NASA, che ha rilevato neutroni compatibili con la presenza di acqua allo stato solido.

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Studiando i dati raccolti dalla sonda, in particolar modo quelli altimetrici dopo una certosina ricalibrazione, l’autore principale dello studio Ariel Deutsch e il ricercatore della NASA Gregory Neumann hanno individuato tre nuovi crateri ricchi di ghiaccio, che si estendono per 3.400 chilometri quadrati in tutto. La scoperta più interessante risiede però in altre aree riflettenti osservate attorno al polo nord, meno brillanti dei depositi di ghiaccio ma sicuramente più riflettenti della restante superficie del pianeta, che suggerisce la presenza di depositi più piccoli ma comunque estesi. Dovranno essere confermati con ulteriori analisi. Gli studiosi vogliono capire come questo ghiaccio possa essere arrivato sul pianeta; l’ipotesi principale è quella dell’impatto di una cometa o di asteroidi, ma non si esclude l’accumulo di idrogeno – trasportato dal vento solare – combinato con una sorgente di ossigeno in loco. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters.

 

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