L’impatto delle alterazioni climatiche sull’Egitto di Cleopatra


Gli effetti degli stress climatici sull’economia e la stabilità politica delle società sono illustrati da uno studio che ha collegato un’insolita serie di eruzioni vulcaniche nell’area mediterranea e l’instabilità politica e sociale nell’antico regno tolemaico d’Egitto fra il 305 e il 30 a.C.

 

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Tolomeo e Cleopatra fanno offerte agli dei.

Una minuziosa ricostruzione storica e paleoclimatica ha messo in evidenza il pesante impatto dello stress climatico sull’economia, la stabilità politica e la capacità bellica dell’Egitto dell’epoca tolemaica, fra il 305 e il 30 a.C., anno in cui la conquista romana mise fine al regno di Cleopatra.

La ricostruzione – descritta in un articolo pubblicato su “Nature Communications” – ha collegato in particolare un’insolita serie di eruzioni vulcaniche a episodici cambiamenti climatici che, causando una drastica riduzione delle inondazioni estive del Nilo, ebbero forti conseguenze sociali.

Sotto la dinastia tolemaica – iniziata da Tolomeo I Sotere dopo la morte di Alessandro Magno, di cui era stato un generale, e terminata con la morte di Cleopatra – l’Egitto conobbe un periodo complessivamente prospero punteggiato però da rivolte e difficoltà politiche che gli storici hanno messo in relazione alla temporanea scomparsa delle periodiche alluvioni del Nilo che garantivano la fertilità delle terre coltivate.

Finora però non erano chiare le ragioni delle mancate alluvioni, causate principalmente dalle piogge monsoniche che investono l’altopiano etiopico.

Francis Ludlow e colleghi hanno ipotizzato che il fenomeno sia stato provocato da una serie di significative eruzioni nell’area mediterranea: le eruzioni vulcaniche iniettano nell’alta atmosfera gas solforosi che vi rimangono in concentrazioni via via decrescenti per uno o due anni, riflettendo la radiazione solare e quindi riducendo le temperature superficiali.

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questa immagine satellitare – dipende dalle inondazioni del fiume .

Ciò a sua volta determina una riduzione dell’evaporazione e a cascata della piovosità. Inoltre, se gli aerosol sono dispersi principalmente nell’emisfero settentrionale, il raffreddamento più elevato in questo emisfero può diminuire la forza dei venti monsonici che spingono le masse d’aria umida sull’Africa fino agli altopiani etiopici e di conseguenza delle piogge che alimentano le alluvioni estive del Nilo.

Per confermare l’ipotesi, i ricercatori hanno combinato i modelli climatici messi a punto sulla base delle grandi eruzioni del XX secolo, le date delle antiche eruzioni vulcaniche ricavate dalle tracce (polveri) lasciate negli strati profondi dei ghiacciai, le misurazioni annuali dell’altezza del livello del Nilo nella stagione estiva (delle quali si ha una accurata registrazione fin dal 622 d.C.), le descrizioni della qualità delle inondazioni del Nilo in antichi papiri e iscrizioni dell’epoca tolemaica, e i dettagliati resoconti della situazione sociale, economica e politica del tempo redatte dai cronisti dell’epoca.

Gli autori sono così riusciti a mostrare l’effettiva corrispondenza fra eruzioni, riduzione delle piovosità e delle inondazioni del Nilo e le successive turbolenze sociali. Fra queste i ricercatori segnalano la rivolta di Tebe, iniziata nel 207 a.C. e durata 20 anni, che si ammantò di toni nazionalistici contro lo strapotere dei “greci” (i Tolomei, di origine macedone, diedero una spiccata impronta ellenistica al loro regno), ma ebbe origine da un periodo di carestia. E a un’analoga carestia si possono far risalire i primi problemi che ebbe Cleopatra  con molti maggiorenti del regno, nonostante il favore popolare che si era guadagnata aprendo i granai reali alla popolazione.

Per contro, i ricercatori non hanno trovato relazioni fra le mancate piene del Nilo e l’inizio delle numerose guerre (ben nove) che l’Egitto ingaggiò con il vicino regno dei Seleucidi; anzi, almeno una di queste guerre terminò proprio a causa della siccità che aveva indebolito troppo i Tolomei, impossibilitati a riscuotere tasse sufficienti a sostenere lo sforzo bellico.

Ma, osserva Joseph Manning, coautore dello studio, la ricerca lancia anche un ammonimento su ciò che sta avvenendo oggi: “Viviamo in un periodo abbastanza tranquillo in termini di grandi eruzioni vulcaniche. Molti vulcani eruttano ogni anno, ma non incidono sul sistema climatico sulla scala di alcune eruzioni del passato. Prima o poi avremo una grande eruzione vulcanica, o forse una serie di eruzioni, che agirà a esacerbare la siccità in aree sensibili del mondo “.

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