Gli aborigeni australiani notarono variazioni di luce in Aldebaran, Antares e Betelgeuse


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Nyeeruna, Kambugudha, e le sorelle Yugarilya nel cielo australe.

C’è stata una astronomia degli aborigeni australiani; queste antiche popolazioni avrebbero osservato oscillazioni della luminosità di tre stelle giganti rosse: Antares, Aldebaran e Betelgeuse. Risulta dalle loro tradizioni orali recentemente reinterpretate da ricercatori di etnografìa e antropologia.

Le osservazioni di stelle variabili degli aborigeni australiani precedono le prime registrazioni di astronomi europei come David Fàbricius, che nel 1596 notò le vistose variazioni di Mira Ceti, poi misurate con precisione in ampiezza e periodicità da Johannes Hevelius nel 1662.Schermata 2017-11-28 alle 16.44.08.png

La narrazione degli aborigeni australiani risale indietro nel tempo fino a 65 mila anni fa non si può escludere quindi che possa fornire informazioni interessanti per comprendere meglio l’evoluzione delle stelle giganti rosse.

La tradizione orale australiana riporta anche storie di eruzioni vulcaniche, grandi eventi geologia e meteorologici forse osservazioni delle Iadi e delle Pleiadi e probabili impatti di meteoriti.

Lo studio su questo inatteso patrimonio di archeoastronomia è pubblicato sull’Australian Journal of Astronomy e si deve a Duane Hamacher della Monash University and University of Southern Queesland (Australia).

Fino ad ora i racconti degli aborigeni riguardanti variazioni luminose di corpi celesti venivano riferiti ai pianeti.

La nuova interpretazione deriva da una diversa identificazione dei nomi usati dagli aborigeni per indicare gli astri principali e orienta verso imponenti fenomeni di variabilità stellare, come quelli manifestati in epoca storica recente da Eta Carinae.  Le oscillazioni sarebbero state di poco meno di una magnitudine, 47 i periodi osservati per Betelgeuse e 11 per Antares.

Anche altre antiche civiltà avevano notato oscillazioni di brillantezza tra le stelle: un papiro egizio noto come “Calendario del Cairo”, databile intorno al 1200 avanti Cristo, fa riferimento alla stella Algol detta in occidente “stella del diavolo”, poi riconosciuta come una binaria ad eclisse.


Leggi: “Observations of red–giant variable stars by Aboriginal Australians”.

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