Protostelle scoperte vicino al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea


Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive la scoperta di protostelle vicine al centro della Via Lattea, vicino al buco nero supermassiccio conosciuto come Sagittarius A* (o Sgr A). Un team di astronomi ha fatto questa scoperta usando il radiotelescopio ALMA, un risultato sorprendente perché le condizioni in quell’area erano considerate troppo ostili a causa delle maree gravitazionali causate da Sgr A e delle intense emissioni elettromagnetiche provenienti dall’anello di gas e polveri riscaldati attorno a esso.

Con la sua massa stimata attorno a 4,3 milioni di volte quella del Sole, Sgr A* ha una forza di gravità che dovrebbe causare devastazioni per un raggio di alcuni anni luce, distruggendo le nubi di gas e polveri da cui si formano le stelle. Quando quei gas e polveri si avvicinano al buco nero supermassiccio non tanto da esserne inghiottiti, si possono scaldare tanto da emettere perfino raggi X che inondano il vicinato. Insomma, si tratta di condizioni davvero durissime, eppure a quanto pare non impossibili per la formazione stellare.

L’astronomo Farhad Yusef-Zadeh della Northwestern University di Evanston, Illinois, USA, aveva già guidato un team che aveva osservato l’area attorno a Sgr A* con ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), inaugurato nel marzo 2013, scoprendo stelle massicce molto giovani dal punto di vista astronomico, con un’età stimata attorno ai 6 milioni di anni. Si trattava già di una scoperta notevole ma quella successiva fatta da questi astronomi con nuove osservazioni è molto più straordinaria perché hanno trovato i segni di 11 protostelle di piccola massa a meno di 3 anni luce dal buco nero supermassiccio.

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La forma a due lobi di una protostella.

Questa scoperta è stata fatta grazie al fatto che le onde radio sono tra le radiazioni elettromagnetiche che riescono ad attraversare la polvere interstellare che rende l’area invisibile a frequenze come quelle della luce visibile. Il radiotelescopio ALMA ha rilevato le emissioni delle protostelle, le quali hanno una forma caratteristica simile a una clessidra.

Questa forma, detta anche a due lobi, è dovuta al fatto che grandi quantità di gas e polveri della nube da cui una stella si sta formando stanno collassando a causa delle loro gravità provocando la crescita di quelle che diventeranno stelle ma una parte viene espulsa in un doppio getto ad alta velocità ai suoi poli.

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Le stelle neonate, come quelle recentemente identificate nei pressi del buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, sono circondate da un disco vorticoso di polvere e gas. Nella interpretazione del sistema stellare neonato fatto da questo artista, la giovane stella estrae il materiale dall’ambiente circostante in un disco rotante (a destra) e genera getti di materiale che fluiscono (a sinistra).

Gli astronomi hanno provato a offrire qualche ipotesi per spiegare un fenomeno così sorprendente, in particolare quali forze riescano a compensare quelle distruttive di Sgr A*. Forse nubi di gas e polveri ad alta velocità si muovono attraverso l’area provocando una compressione che determina la nascita di stelle. Forse i getti di materiali provenienti dal buco nero supermassiccio comprimono quelle nubi.

Gli effetti di questi oggetti enormi con una potentissima forza di gravità sono oggetto di discussioni e secondo una ricerca pubblicata nel febbraio 2017 possono favorire la formazione di nuove stelle. La controversia esiste in particolare riguardo ai casi di buchi neri supermassicci con una notevole attività attorno ad essi che forma un quasar e probabilmente andrà avanti finché non sarà chiaro quando questi oggetti possono favorire la formazione stellare e quando la inibiscono.

Per quanto riguarda le ricerche sulle protostelle vicine a Sagittarius A*, gli astronomi intendono continuare a osservarle con il radiotelescopio ALMA. C’è l’occasione di studiare la formazione di stelle ma anche la speranza di trovare dischi di polvere e gas attorno ad esse, dai quali potrebbero formarsi pianeti. Anche quello sarebbe sorprendente.

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