L’espansione dell’universo è più veloce del previsto


Il telescopio Hubble utilizzato per effettuare i rilevamenti più precisi dell’espansione dell’Universo, che appare più rapida di quanto previsto. I risultati saranno pubblicati su The Astrophysical Journal.

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Ngc 3972, una delle 19 galassie analizzate nello studio. Nei cerchi gialli, le variabili Cefeidi .

Niente immagini, ma calcoli e stime: è questo l’impegno – un po’ diverso dal consueto – in cui è stato coinvolto Hubble da un gruppo di astronomi, che lo ha utilizzato per realizzare le misurazioni dell’espansione dell’Universo più accurate da quando tale parametro è stato calcolato per la prima volta, circa un secolo fa. I risultati, secondo gli studiosi, prospettano un quadro inatteso: i valori di Hubble, infatti, evidenziano una discrepanza che mostra l’Universo in uno stato di espansione più veloce di quanto ci si aspettasse, in relazione alla sua traiettoria appena dopo il Big Bang. Gli autori della ricerca, che sarà pubblicata su The Astrophysical Journal, ipotizzano che spiegare la natura di questa incongruenza possa portare a nuovi sviluppi per la fisica.

Il gruppo di lavoro, che annovera il premio Nobel per la Fisica Adam Riess, ha utilizzato il telescopio Nasa-Esa, nell’arco di sei anni, per perfezionare le misure delle distanze di 19 galassie, considerando le loro stelle come delle pietre miliari; in particolare, è stato usato lo strumento Wfc3 (Wide Field Camera 3) e sono state prese in considerazione le variabili Cefeidi. I risultati di questa attività sono stati impiegati successivamente per calcolare la velocità di espansione dell’Universo nel tempo, un valore noto come costante di Hubble; l’esito, tuttavia, corrobora la discrepanza con le misurazioni precedenti, che si attesta al 9 per cento circa. In particolare, gli astronomi si sono riferiti alle misure realizzate dal satellite Planck dell’Esa, che ha mappato le micro-onde cosmiche di fondo e ha fissato per la costante di Hubble un valore pari a 67 chilometri al secondo per megaparsec. Il nuovo studio, invece, ha calcolato un valore pari a 73 chilometri al secondo per megaparsec, indicativo di un movimento più veloce delle galassie.

Il team della ricerca ha testato più volte i due valori in modo da escludere l’eventualità di errori nei calcoli e nei metodi utilizzati. Riess, che nel 2011 ha conseguito il Nobel insieme a due colleghi per la scoperta dell’accelerazione dell’Universo, ha ipotizzato tre scenari diversi per spiegare questa discrepanza. La prima possibilità prevede un ruolo per l’energia oscura, che potrebbe far apparire le galassie maggiormente lontane le une dalle altre, con una forza crescente; questo comporterebbe un cambiamento nel tempo del valore della costante di Hubble. Un altro scenario contempla la presenza di una nuova particella subatomica che si muove alla velocità della luce; queste particelle ‘sprint’ sono definite collettivamente radiazione oscura e comprendono anche i neutrini. Infine, la discrepanza potrebbe essere spiegata con la materia oscura, che interagisce più intensamente di quanto si pensasse con la materia comune. Al momento, non è stata ancora individuata una risposta univoca a questo problema; tuttavia, il gruppo di lavoro ritiene che ognuno degli scenari proposti possa influire sulle attuali conoscenze dell’antico Universo e sulla relativa modellistica.

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