I barbari schiacciavano i crani dei nemici e davano i loro resti in pasto agli animali


Archeologi danesi hanno portato alla luce oltre 2mila reperti ossei da un vasto terreno paludoso di 75 ettari. Appartengono tutti a uomini giovani di tribù germaniche, che si sono scontrate in una sanguinosa battaglia nel I secolo dopo Cristo. I resti dei caduti sono stati trattati con macabri rituali e successivamente lanciati in un lago.

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Da un’area paludosa della Danimarca è emerso un vasto e macabro deposito di ossa umane, i resti di decine – forse centinaia – di uomini caduti in battaglia, trattati con rituali ‘barbari’ non del tutto compresi dagli studiosi. Le ossa presentano infatti segni di morsi di animali e alcune sono impilate dentro un bastone, mentre i crani risultano quasi tutti schiacciati. Poiché i reperti risalgono a un unico evento del primo secolo dopo Cristo, e le informazioni sui rituali delle tribù germaniche sono note soltanto a partire dal secondo secolo dopo Cristo (grazie agli scriba romani), si tratta di una scoperta eccezionale che può far luce su queste misteriose e violente popolazioni.

Gli scienziati danesi dell’Università di Aahrus e del Moesgaard Museum tra il 2009 e il 2014 hanno scavato a fondo nei sedimenti di torba delle paludi di Alken Enge, nella valle del fiume Illerup, e da un territorio di 75 ettari hanno portato alla luce ben 2.095 ossa, sia complete che frammenti. Secondo gli studiosi, coordinati dal professor Søren Munch Kristiansen, docente presso il Dipartimento di Geoscienze dell’ateneo danese, le ossa appartenevano ad almeno 82 individui diversi, tuttavia data la vastità dell’area si stima che ve ne sarebbero sepolti almeno 380.

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I resti di armi e scudi trovati assieme alle ossa, le ferite da corpi contundenti non rimarginate e il fatto che si trattasse di soli uomini, quasi tutti adulti, suggerisce che i reperti derivano da un’unica, grande e sanguinosa battaglia fra due popolazioni germaniche, avvenuta poco prima dell’invasione dei romani con cui si sono scontrate più volte. Ma ci sono diversi dettagli che hanno incuriosito gli archeologi, e che ci dicono molto sui riti dei guerrieri barbari.

Innanzitutto le ossa sono state gettate nel lago in un secondo momento; secondo Kristiansen e colleghi, infatti, la battaglia si sarebbe consumata altrove. Al termine dello scontro qualcuno deve aver preso i corpi e li ha smembrati accuratamente, disarticolando le ossa e recidendo i legamenti. I pezzi umani sarebbero stati esposti alla mercé degli animali per un tempo variabile da 6 mesi a un anno; i segni dei loro denti sono infatti ben visibili sulle ossa, che sono state spolpate a fondo. Curiosamente, prima di essere gettate nel lago, alcune di esse sono state impilate l’una sull’altra, come quattro ossa pelviche inserite su un bastone. Curiosamente sono stati trovati pochissimi teschi intatti, ma soprattutto frammenti; ciò suggerisce che qualcuno deve averli schiacciati prima di disfarsene.

Le ragioni di simili rituali probabilmente non verranno mai scoperte, ma ci raccontano qualcosa in più su queste antiche popolazioni germaniche, note soprattutto per la ferocia dimostrata nelle sanguinarie battaglie contro l’impero romano, come raccontato anche all’inizio de “Il Gladiatore”. I dettagli dell’affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

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