Un cavallo pronto per fuggire dall’eruzione del Vesuvio


Gli archeologi hanno rinvenuto i resti dell’equino all’interno di una grande villa sotto di Civita Giuliana. Il cavallo era bardato e molto probabilmente i suoi proprietari lo stavano preparando per darsi alla fuga dopo l’eruzione del Vesuvio, ma sono stati investiti dalle letali onde piroclastiche.

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Dagli scavi condotti a Civita Giuliana, a nord del sito archeologico di Pompei, sono emersi i resti di un cavallo ucciso dalla devastate eruzione che seminò morte e distruzione nel 79 dopo Cristo. A scoprire l’equino un team di studiosi del Parco Archeologico di Pompei, che ha lavorato a stretto contatto con Procura della Repubblica di Torre Annunziata, Carabinieri ed esperti del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli. La ragione di un simile spiegamento di ‘forze’ è dovuta al fatto che i tombaroli avevano scavato nell’area una rete di tunnel di ben 60 metri per depredare i reperti. Si è così deciso di intervenire per evitare il saccheggio e i danni.

Il cavallo, il terzo rinvenuto a Civita Giuliana, è stato trovato all’interno di una stalla associata a un’enorme villa dell’epoca, che gli archeologi guidati dal dottor Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, continueranno ad esplorare completamente. Nei pressi della stalla era stata trovata anche la tomba di un uomo tra i 40 e i 55 anni, risalente a un periodo successivo all’eruzione, segno che le persone sono tornate a vivere nell’aerea subito dopo il disastro.

Quello ritrovato dagli archeologi non è un cavallo comune, dato che era bardato e aveva dimensioni generose per l’epoca, circa 150 centimetri al garrese. Molto probabilmente apparteneva a un nobile e veniva utilizzato per circhi, sfilate e gare. Quando morì è verosimile che i suoi proprietari lo stessero preparando per allontanarsi dalla furia del vulcano, ma le onde piroclastiche assassine (con una temperatura compresa tra i 500° e i 1200° centigradi) non gli hanno dato scampo. È possibile che scavando nell’area possano emergere i resti di un carro e di chi stava cercando di mettersi in salvo. In realtà non c’è ancora l’assoluta certezza che si tratti di un cavallo, potrebbe essere infatti un mulo o un asino, ma le dimensioni e l’impronta di un orecchio rappresentano ottimi indizi.

Come avviene normalmente per le vittime dell’eruzione del 79, sia animali che umane, anche il cavallo è stato trattato col cosiddetto processo Fiorelli, che permette di ottenere calchi in gesso versandolo all’interno della sagoma ‘scolpita’ dalla cenere vulcanica. All’interno di questi calchi possono trovarsi le ossa e i resti di vestiti e oggetti indossati al momento della morte. I dettagli sul cavallo, che è stato trovato assieme ad utensili da cucina, anfore e la parte di un letto in legno, sono stati presentati dal dottor Osanna in una conferenza e in un documento del Parco Archeologico di Pompei.

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