Gli “ingorghi stradali” delle correnti a getto in atmosfera


Le correnti a getto dell’alta atmosfera, che influenzano moltissimo le condizioni meteorologiche, seguono dinamiche del tutto simili a quelle del traffico stradale. La scoperta permetterà di prevedere i fenomeni di bocco atmosferico, individuando con maggiore anticipo le regioni esposte agli eventi estremi che accompagnano i blocchi.


Molti eventi meteorologici estremi, come le ondate di calore o di gelo, sono provocati da un intasamento dei percorsi seguiti dalle correnti a getto nell’alta atmosfera, i cui flussi seguono le stesse dinamiche del traffico stradale. La scoperta – fatta da due ricercatori dell’Università di Chicago, Noboru Nakamura e Clare S. Y. Huang, e pubblicata su “Science” – permetterà di semplificare i modelli meteorologici e migliorare le previsioni a lungo termine.

Le correnti a getto sono imponenti flussi di aria ad alta velocità che si spostano nell’alta atmosfera da ovest a est, influenzando moltissimo le condizioni meteorologiche.

Quando una corrente a getto inizia ad avvitarsi su se stessa, impedisce ai sistemi meteorologici di spostarsi a est, un fenomeno noto come blocco atmosferico, creando situazioni critiche. Grandi blocchi atmosferici sono stati responsabili, per esempio, dell’ondata di calore che ha colpito l’Europa nel 2003, della siccità in California del 2014 e dell’uragano Sandy che ha devastato i Caraibi e la costa orientale degli Stati Uniti nel 2012.

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Una mappa che mostra i diversi flussi di vento in tutto il mondo.

I blocchi atmosferici sono studiati da decenni ma finora non si era riuscito a capire perché e quando si formino, impedendo di valutare il rischio a medio-lungo termine che una certa regione sia investita da eventi estremi.

Mentre cercavano di sviluppare vari modelli di blocco atmosferico, Nakamura e Huang si sono accorti che le equazioni di uno di essi erano quasi identiche a quelle individuate alcuni decenni fa dai matematici e ingegneri che studiano il traffico stradale urbano per descrivere la formazione degli ingorghi stradali.

“Abbiamo così scoperto che una corrente a getto ha una capacità di ‘traffico meteorologico’, proprio come una strada ha una certa capacità di traffico; quando questa viene superata, il blocco si manifesta come congestione”, ha detto Huang. Quando più flussi delle correnti a getto convergono, o alcuni di essi sono rallentanti da particolari caratteristiche topografiche dell’area sottostante, come montagne o coste, si forma così un “ingorgo” atmosferico che provoca un blocco.

Il modello sviluppato dai ricercatori su questa base è molto più semplice di quelli ora disponibili e appare in grado non solo di spiegare, ma anche di prevedere i blocchi atmosferici.

Applicando questo modello al cambiamento climatico in atto, aggiungono i ricercatori, si può prevedere che a livello globale i fenomeni di blocco atmosferico con tutta probabilità aumenteranno, poiché il riscaldamento avvicina le correnti a getto al limite delle loro capacità, ma anche che vi saranno significative differenze regionali; l’oceano Pacifico, per esempio potrebbe addirittura vedere una diminuzione dei blocchi nei prossimi decenni.

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