Beviamo pesticidi: per ISPRA 259 tipi contaminano l’acqua


In Italia si utilizzano ogni anno più di 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari, mentre non si hanno informazioni adeguate sui biocidi impiegati in tanti settori.

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C’è una considerevole differenza tra i campionamenti effettuati a Nord e quelli al Sud che potrebbe fare apparire le regioni settentrionali maggiormente inquinate.

L’agricoltura italiana utilizza circa 130.000 tonnellate all’anno di prodotti fitosanitari (ISTAT, 2015), che contengono almeno 400 sostanze diverse. Per valutare in che modo impattino sull’ambiente, l’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)  ha iniziato a monitorare le falde, le acque di superficie e quelle sotterranee, anche se al Sud è più difficile procedere con i controlli. Secondo l’ultimo rapporto, appena presentato, nel biennio 2015-2016 sono stati analizzati 35.353 campioni, ma la copertura del territorio nazionale resta incompleta, soprattutto nelle regioni centro-meridionali: per esempio, la Calabria non ha inviato dati.

Le indagini 2016 hanno riguardato 4.683 punti di campionamento e 17.275 campioni. Nel 67% delle acque superficiali (1.554 i punti monitorati) sono stati trovati pesticidi. Nelle acque sotterranee nel 33,5% dei 3.129 punti. L’ISPRA precisa che le concentrazioni misurate sono in genere infinitesimali eppure, dicono gli scienziati, gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse.

“Il risultato complessivo – si legge nel rapporto – indica un’ampia diffusione della presenza e contaminazione da pesticidi”. E se è vero che negli ultimi anni è cresciuto l’impiego di quelli meno velenosi è anche vero che nelle falde acquifere si trovano ancora tracce di quelli ormai banditi.

Alzano la media nazionale alcune regioni nelle quali la presenza di veleni supera il 90% dei punti delle acque superficiali. Succede in Friuli Venezia Giulia, ma anche nella provincia di Bolzano, in Veneto e in Piemonte. Percentuali preoccupanti (più dell’80% dei punti) in Emilia Romagna e Toscana. Si supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento. Nelle acque sotterrane la presenza di pesticidi è particolarmente elevata in Friuli (81%), in Piemonte (66%) e in Sicilia (60%).

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Va comunque sottolineato che, nelle regioni dove il dato è superiore alla media, c’è stata un’ottimizzazione e un generale miglioramento del monitoraggio, perciò se è vero che nel Nord Est e nel Nord Ovest del Paese la situazione dell’acqua non è delle migliori, questo non vuol dire necessariamente che altrove si possa brindare (con l’acqua): il dato potrebbe essere semplicemente sottostimato.

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Nelle acque superficiali, 371 punti di monitoraggio (23,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti ambientali. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: gli erbicidi glifosate e il suo metabolita Ampa, metolaclor e il metabolita metolaclor-esa e quinclorac. Nomi impronunciabili per agenti chimici sui quali bisogna avere ben chiara soprattutto una cosa: nuocciono gravemente alla salute. Nelle acque sotterranee, 260 punti (l’8,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di legge. Le sostanze più rinvenute: gli erbicidi atrazina desetil desisopropil, glifosate e Ampa, bentazone e 2,6-diclorobenzammide, l’insetticida imidacloprid, i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil.

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Ad aggravare ulteriormente il quadro il fatto che, con riferimento ai biocidi (sostanze disinfettanti, chimiche o biologiche usate per debellare organismi nocivi) non si hanno informazioni analoghe sulle quantità e manca un’adeguata conoscenza degli scenari d’uso e della loro distribuzione geografica. “Da qui – ammette l’ISPRA – la difficoltà di pianificare un monitoraggio che copra gran parte del territorio nazionale, controlli un grande numero di sostanze e richieda un continuo aggiornamento reso necessario dall’uso di sostanze nuove”.

Dunque, riassumendo le conclusioni della ricerca, i pesticidi in Italia sono presenti nel 67% delle acque superficiali e nel 33% delle acque sotterranee e superano i limiti rispettivamente nel 23,9% e nel 8,3% dei casi.”I dati del biennio – scrivono gli esperti di ISPRA – evidenziano più che in passato, la presenza di miscele nelle acque. Con un numero medio di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze per singolo campione. La contaminazione da pesticidi, ma il discorso vale per tutte le sostanze chimiche, è un fenomeno complesso e difficile da prevedere, sia per il grande numero di sostanze impiegate, sia per la molteplicità dei percorsi che possono seguire nell’ambiente”.

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“Si deve – concludono gli scienziati – tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso esposti a miscele di sostanze chimiche, di cui a priori non si conosce la composizione, e che lo schema di valutazione basato sulla singola sostanza non è adeguato. È necessario prendere atto di queste evidenze, confermate a livello mondiale, con un approccio più cautelativo in fase di autorizzazione“.

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