Il ‘pepe del diavolo’, la pianta calmante della medicina cinese fa bene al cuore


Ricercatori britannici hanno svelato i segreti genetici alla base delle proprietà benefiche della Rauvolfia serpentina, una pianta utilizzata da millenni nella medicina tradizionale cinese come calmante. Con le informazioni ottenute gli scienziati potranno creare nuovi farmaci contro aritmie, ipertensione e alcuni disturbi mentali.

rauwolfia-serpentina-638x425.jpg

Sono stati finalmente svelati i segreti chimici e genetici di una preziosa pianta officinale utilizzata da millenni in Asia come calmante. Nello specifico, gli scienziati britannici dell’autorevole John Innes Center presso il Norwich Research Park hanno scoperto la rete genetica che catalizza la reazione di un enzima responsabile delle proprietà benefiche della pianta. Dal punto di vista pratico, con l’identificazione di questo enzima ossidativo i ricercatori guidati dal professor Thu Thuy Dang sperano di mettere a punto farmaci innovativi in grado di trattare con efficiacia aritmie cardiache, ipertensione e alcuni disturbi mentali.

La pianta studiata è la Rauvolfia serpentina, conosciuta anche come snakeroot indiano o pepe del diavolo, un arbusto sempreverde della famiglia delle Apocynaceae che arriva a un’altezza di circa un metro. Fa parte delle cinquanta erbe fondamentali della medicina tradizionale cinese, presso la quale è nota con i nomi “shégēn mù” o “yìndù shémù”. Le proprietà calmanti sono legate alla presenza di ben 150 alcaloidi al suo interno, dei quali tuttavia solo una parte ha efficacia medicinale. Tra essi vi sono la reserpina, la yohimbina, la raubasina e l’ajmaline; quest’ultimo viene usato da tempo sui pazienti nei quali si sospetta la presenza della sindrome di Brugada, un’alterazione elettrica dell’attività cardiaca che può avere esiti letali. Inizialmente si sospettava che lo sfortunato capitano della Fiorenta Davide Astori fosse stato ucciso proprio da questa patologia, poi smentita dai risultati dell’esame autoptico.

Tra le principali scoperte dei ricercatori britannici sulla Rauvolfia serpentina vi è il fatto che l’enzima individuato (chiamato “enzima del ponte sarpagano”) riesce a collegare due atomi di carbonio, una reazione piuttosto difficile da ottenere per i chimici sintetici. Inoltre hanno scoperto che è possibile ottenere il complesso alcaloide vinorina con cinque specifici passaggi enzimatici. Sono tutte informazioni preziosissime che i chimici possono sfruttare per creare farmaci rivoluzionari per il trattamento delle artimie cardiache e altri disturbi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

Fonte