Italus, l’albero più ‘vecchio’ d’Europa, ha 1230 anni e si trova nel Pollino


Nel parco del Pollino, i ricercatori dell’università della Tuscia hanno scoperto Italus, l’albero più antico di Europa. Attraverso la datazione del radiocarbonio, gli hanno attribuito l’incredibile età di 1230 anni, facendolo balzare in testa alle classifiche di longevità e donandoci oltretutto una miriade di informazioni degli eventi cosmici assorbiti durante la sua esistenza.

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Nel parco del Pollino, al confine fra Calabria e Basilicata, è stato scoperto Italus, l’albero più antico di Europa. Il pino Loricato, situato a quasi 2000 metri di altezza, è stato calcolato avere 1230 anni, battendo il precedente record detenuto da un altro pino greco di 160 anni. Attraverso lo studio del radiocarbonio presente nel millenario albero i ricercatori del CEDAD sono riusciti a ricostruire l’attività solare durante l’esistenza del vegetale più antico di europa.

Gli scienziati hanno riscontrato non pochi problemi per datare Italus. La normale tecnica  dendrocronologica (la conta degli anelli del tronco di un albero per determinarne l’età) con la vegliarda pianta sarebbe stata del tutto inutile visto che la parte centrale del corpo era cava e il legno si era trasformato in polvere. Gianluca Piovesan e ricercatori dell’università della Tuscia, scopritori dell’albero, hanno deciso di utilizzare le radici e la tecnica del radiocarbonio, scelta spesso anche in archeologia o paleontologia per datare i reperti. I risultati hanno permesso di promuovere il pino ad albero più antico di Europa con ben 1230 anni di vita. Per farsi un’idea il pino calabrese è germogliato 12 anni prima dell’incoronazione ad imperatore di Carlo magno nel natale del 800 d.c. da parte di papa Leone III.

Il radiocarbonio è un isotopo radioattivo del carbonio, prodotto dai raggi solari e assorbito dagli organismi viventi. Studiando le quantità di questo materiale depositato in ogni singolo anello delle radici dell’albero, gli studiosi del Cedad (centro datazione radiocarbonio) sono riusciti a determinare i fenomeni cosmici durante l’esistenza di Italus, come un aumento anomalo di attività solare fra il 993 e il 994 dopo Cristo. “Ora la sfida” dice Gianluca Quarta coautore della ricerca “è identificare altri eventi di questo tipo, stabilirne la natura e l’eventuale periodicità. Con la consapevolezza che se nel passato un evento di questo tipo portava solo a vedere le aurore boreali anche alle nostre latitudini, oggi provocherebbe danni ingentissimi ai sistemi di telecomunicazione e ai satelliti”.

Al contrario degli organismi animali, l’invecchiamento e la morte di un albero non è determinata geneticamente nel dna, ma avviene sempre per cause esterne, come eventi climatici tempeste o malattie. Studiando gli anelli rimasti, dopo un periodo di “sofferenza” e di scarsa crescita durato quasi 2 secoli, da 20 anni a questa parte Ialus ha ricominciato a crescere vistosamente. Le cause di questa “ripresa” non sono del tutto note, ma potrebbe essere anche grazie al micro clima che le montagne del parco del Pollino contribuiscono a creare schermando la sua foreste dalla siccità e l’inquinamento.

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