Come la NASA prevede le epidemie dallo spazio


L’algoritmo sviluppato dall’agenzia spaziale è stato sperimentato in Yemen e potrebbe presto limitare la diffusione del colera.

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1854, Londra: durante un’epidemia di colera, un medico di nome John Snow registrò instancabilmente il luogo in cui era stata rinvenuta ogni singola vittima. Nell’arco di una settimana, creò una mappa che metteva in evidenza l’area di Londra in cui era concentrato il maggior numero di vittime; identificando il luogo da cui era probabilmente scaturita l’epidemia (una pompa dell’acqua contaminata all’angolo di Broad Street). John Snow segnalò le sue deduzioni alle autorità, che chiusero la pompa e riuscirono a fermare l’epidemia.

Da allora sono passati 150 anni, ma i metodi per individuare la fonte dell’epidemia e riuscire ad arrestarla non sono così diversi da quelli utilizzati per la prima volta a Londra. Il principale limite di questo metodo, però, è che permette di intervenire solo quando l’epidemia si è già diffusa, richiedendo anche parecchio tempo per svolgere tutte le analisi necessarie. Adesso, una nuova tecnologia sviluppata dalla NASA potrebbe permettere non solo di intervenire in tempi molto più rapidi, ma anche di prevenire lo scoppio del colera.

Il colera è una malattia batterica che si diffonde attraverso acqua o cibo contaminati, spesso in seguito a qualche catastrofe naturale. Tra i sintomi, ci sono vomito, una grave forma di diarrea e disidratazione; se le cure non giungono in tempo, questa malattia può essere fatale. La sua pericolosità è stata ricordata al mondo intero durante l’epidemia scoppiata ad Haiti nel 2010 – in seguito al terremoto e al successivo uragano che hanno colpito l’isola – che ha causato la morte di circa 9mila persone.

“I dati che siamo riusciti a raccogliere hanno mostrato che l’estate del 2010 era stata la più calda da 50 anni a questa parte. Se non bastasse, l’uragano che aveva travolto l’isola aveva causato le precipitazioni più violente da decenni”, ha spiegato la biologia Rita Colwell in un video della NASA.

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Queste prime informazioni sono state sfruttate per sviluppare un algoritmo in grado di utilizzare i dati raccolti dal satellite GPM (global precipitation measurement) e prevedere in futuro le epidemie di colera nel mondo.

Il modello sviluppato dalla NASA prende in considerazione la temperatura, la densità della popolazione, le precipitazioni, la gravità dei disastri naturali (che spesso precedono le ondate di colera) e la disponibilità di infrastruttura idriche e sanitarie. E così, quando l’uragano Matthew ha colpito nuovamente Haiti nel 2016, “siamo riusciti a predire il rischio di un’epidemia di colera con quattro settimane di anticipo”, ha spiegato l’idrologa Antarpreet Jutla. “Stiamo facendo la stessa cosa in Yemen: sapevano già che sono in corso grandi migrazioni a causa dei disordini sta stanno colpendo quella parte del mondo, ma poi ci sono state anche fortissime precipitazioni. A quel punto, abbiamo subito iniziato a monitorare la situazione”.

Lo scorso anno, il modello messo a punto dalla NASA ha previsto lo scoppio dell’epidemia con un’accuratezza del 92%; ma le informazioni sono arrivate troppo tardi perché i medici potessero utilizzarle in tempo. In vista della stagione delle piogge di quest’anno, i ricercatori hanno ulteriormente sviluppato l’algoritmo predittivo, nella speranza che i loro dati possano essere utilizzati per salvare quante più vite possibili, guidando i team di soccorso direttamente nelle zone in cui c’è più bisogno.

“Nel giro di tre/cinque anni penso che saremo in grado di prevenire lo scoppio di epidemie di colera”, ha spiegato Colwell. “Vorrei che il nostro sistema satellitare diventasse un normale strumento sanitario e pubblico”. E rendere così le previsioni sulle epidemie alla portata di tutte le aree del mondo a rischio.

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